Dalla ginnastica ritmica al networking mondiale: la leadership gentile di Mariella Albericci

A 24 anni la sfida in un mondo di soli uomini, oggi alla guida della Region Milano Provincia Sud Ovest. Una donna che ha messo l’autenticità al centro del business

Mariella Alberici 01

Mariella Albericci sei Executive Director di BNI per la Milano Provincia Sud Ovest. Come sei arrivata a questo ruolo partendo da una formazione umanistica?

I numeri sono importanti, certo, ma per noi sono solo la traduzione di comportamenti virtuosi. Quando vedo una persona che dà spontaneamente, so che il metodo funzionerà. L’emozione più grande? Vedere la crescita umana. Avendo iniziato a 24 anni grazie a chi, come Paolo Mariola, ha creduto in me, sento il dovere profondo di restituire questa fiducia, specialmente ai più giovani. Ho scalato tutti i livelli interni fino a prendere la mia region in franchising, la provincia Milano Sud Ovest. Nel 2020, in pieno Covid, ho aperto la mia prima srl. Non sapevo nemmeno leggere un bilancio, venivo da una formazione umanistica, così ho preso un MBA per mettermi alla pari sulla gestione e l’analisi statistica. Oggi coordino circa 300 imprenditori e faccio parte del Founder Circle internazionale, un comitato strategico mondiale.

Si dice che le tue squadre siano tra le più performanti. Qual è l’emozione dietro questi numeri?

Non so se abbiamo i primati assoluti, ma so che le mie squadre lavorano con una bella sinergia. Il valore che muove tutto è il Givers Gain, la buona norma della reciprocità. Se una persona dà incondizionatamente, crea nutrimento. Alle persone consigliamo di essere autentiche, altrimenti è manipolazione e la gente lo percepisce. Mi piacciono le storie degli “underdogs”, di chi svoltano: penso spesso a un ragazzo entrato 8 anni fa come dipendente di un’azienda; dopo un anno ha trovato il coraggio di aprire la partita IVA e oggi ha una sua SRL con due collaboratori. Mi dà più soddisfazione di chi fattura milioni ma era già strutturato.

Nel tuo ruolo di responsabilità, ti senti mai sola?

Mai. Ed è il bello di questa comunità. Nonostante la responsabilità del ruolo, non c’è una gerarchia rigida: siamo tra pari. L’energia che mi viene restituita dalle squadre è il mio carburante. Ho 15 Director con cui posso confrontarmi su qualsiasi sfida; è un mix di vita e lavoro che annulla il senso di isolamento. Quando hai intorno persone con cui condividi i valori, la stanchezza sparisce.

Qual è la qualità umana che cerchi in chi vuole entrare nella tua rete?

L’autenticità. Spesso si pensa che per fare networking si debba essere estroversi a tutti i costi, ma non è così. Io cerco chi non cerca scorciatoie. Il marketing relazionale è un processo naturale: io ti supporto oggi, senza sapere se e quando condivideremo del fatturato. Cerco chi ha voglia di costruire relazioni vere, chi sa essere trasparente. Le persone più accettate e di successo sono quelle che si pongono in modo autentico.

C’è stato un momento in cui hai avuto paura di non essere all’altezza? Come hai trasformato quella fragilità in determinazione?

Succede ogni giorno e non succede mai. All’inizio, a 24 anni, coordinavo imprenditori che avevano il doppio della mia età in un ambiente a forte prevalenza maschile. Ho dovuto trovare il mio stile di leadership senza snaturarmi, ponendomi come una figura di supporto che desidera guidare, non imporre. Ricordo l’ansia prima della Convention a Singapore: non ho dormito per tre mesi! Ma ho imparato che la preparazione sostituisce il timore. Mi calmo studiando, analizzando, preparandomi. La fragilità si supera con la competenza e con la verità di chi sei.

Cosa ti spinge a continuare con questa intensità, oltre i numeri della tua Region?

Il fatto che le persone vogliano lavorare con noi non solo per il business, ma per il clima che si respira. Ho molti professionisti che scelgono di ricoprire ruoli volontari nell’organizzazione solo per il piacere di contribuire. Questo riconoscimento umano vale molto più di una quota associativa.

Sei una leader giovane: come vivi la gestione del potere al femminile?

Non so se sia una leadership totalmente “al femminile”, ma certamente è una gestione che lascia molto spazio agli altri. Per me il valore trainante è il riconoscimento: mi sento realizzata quando vedo le persone arrivare a percepirsi così come le vedo io, proiettate verso una visione positiva di se stesse. Essere donna a volte aiuta, abbiamo un approccio forse più gentile e incline a mantenere le relazioni nel tempo. Qualche volta è un ostacolo con chi non accetta un confronto alla pari, ma sono casi isolati con cui non cerco allineamento valoriale.

Hai parlato dei tuoi viaggi come di una “bolla di produttività”. Come gestisci questo equilibrio?

Faccio fatica a definirlo equilibrio perché è un tutt’uno. Quando devo prendere decisioni importanti ho bisogno di distanza geografica. Nel dubbio viaggio, e quando sono in viaggio lavoro tantissimo. Se sono davanti al mare non mi va di staccare, sono più stimolata. Per il resto, amo Milano: vivo a Parabiago ma scappo in città appena posso, che sia per un laboratorio di ceramica o per vedere le magnolie in fiore.

Quale insegnamento sportivo porti con te oggi?

Sono un’ex ginnasta, ho fatto ritmica per tanti anni e ricordo che Manuela Maccarani è stata la mia prima allenatrice; ho avuto la fortuna di incontrare giovanissima dei grandissimi mentor di vita. Dallo sport mi porto dietro la disciplina: ogni venerdì pomeriggio ho un appuntamento con me stessa in calendario, non negoziabile, per pensare a cosa ho fatto nella settimana e dove sto andando. È lì che ricarico la bussola, pronta per il prossimo viaggio.

Essere donna è stato un ostacolo o un aiuto professionalmente?

Entrambe le cose. Aiuta l’approccio gentile; le donne sono più “anime relazionali”. All’inizio è stato difficile in un ambiente a prevalenza maschile: mi sono sentita non all’altezza, ma ho capito che dovevo trovare la mia chiave: non pormi come un capo, ma come una persona di supporto. Non amo confrontarmi con figure che non accettano una donna al vertice, ho imparato a relazionarmi, ma non lascio che calpestino i miei valori.

N.M.

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