Dalla Cina alla terra di casa: il viaggio di Greta Pavan, mamma e agricoltrice per scelta
Il valore del tempo oltre l’impresa: impegnata tra allevamenti di oche e sfide energetiche racconta come la sua maternità sia diventata il motore per superare ogni limite fisico

Com’è possibile conciliare i tempi implacabili della natura con quelli, velocissimi, della crescita dei figli? Greta Pavan, titolare dell’azienda agricola Quack srl, apre le porte della sua azienda agricola agrituristica per spiegare come la maternità l’abbia resa un’imprenditrice più forte. Un’intervista onesta che parla di sfide quotidiane, dell’importanza vitale di una rete familiare (i “cinque nonni”) e del desiderio di trasmettere ai figli il valore della lentezza e della soddisfazione nel lavoro manuale. Il tutto con la voce sorridente di chi, ogni giorno, ama la propria vita.
Cosa ti ha spinto a legare il tuo destino alla terra?
Tutto è iniziato in questa azienda, che esiste dal 2005. Nel 2008 ho cominciato come cameriera durante i weekend mentre studiavo. Poi, nel 2013, mentre ero in Cina a scrivere la mia tesi di laurea in mediazione linguistica, è successo qualcosa: mio zio era a una fiera a Colonia con i prodotti agricoli e mi chiese di passare a trovarlo in Germania: è lì che è nato il brand “Quack”. Ho iniziato a Cascina Madonnina come coadiuvante e, proprio il 19 marzo 2020, io e mio cugino abbiamo deciso di creare una società agricola. Oggi l’azienda agricola è il cuore pulsante: alleviamo oche e bufali, coltiviamo foraggi, orticole e lavanda.
Com’è lavorare in campagna?
Per me è una boccata d’aria fresca. Venire qui tutti i giorni partendo da Milano è terapeutico. Molti dei nostri ospiti arrivano dalle grandi città e restano stupiti: non si aspettano di trovare un posto così, immerso nella natura, a due passi da Milano. Siamo alle porte della metropoli, eppure siamo in piena campagna. Condividere questa dimensione con chi cerca un momento di stacco è una parte del lavoro che mi rigenera.
Come fai a conciliare la vita e il lavoro?
Con i nonni! Se non avessi i nonni non so come farei. È il dramma di tutte le mamme che lavorano: tra il costo dei nidi e gli orari impossibili, è una sfida continua. Io ho una fortuna immensa: ho cinque nonni h24. Ci sono i miei genitori, i genitori di mio marito e la mia nonna. Grazie a loro riesco a gestire i miei due figli di tre e due anni.
Qual è il valore più grande che speri di trasmettere ai tuoi figli vivendo qui?
La terra ha i suoi tempi. Soprattutto in una città come Milano si tende a essere molto veloci, tutto gira intorno a questo. Io auguro loro di fare il lavoro che piace, a prescindere dallo stipendio, che è quello che faccio io. Vorrei un’occupazione che rispetti i loro tempi come fa la campagna, che possano godersi la bellezza di fare un lavoro. Il lavoro deve essere complementare e non ti deve portare a un esaurimento. È difficile, è stressante, ma poi fai una passeggiata in campagna e recuperi le energie.
Qualche giorno fa sono tornata a casa distrutta, cotta dal sole e con la terra sotto le unghie, ma ero felice. Quando mi hanno chiesto “Mamma, cosa hai fatto oggi?”, ho risposto con orgoglio: “Ho zappato la terra!”. Ecco, mi auguro che abbiano questo atteggiamento verso la vita: essere stanchi, ma profondamente soddisfatti.
Cosa fai per rigenerarti quando senti che le energie stanno finendo?
Faccio le valigie e lascio i bambini da mia mamma. A volte è fondamentale dedicare qualche ora a se stessi per poter poi stare bene con loro. Anche se la campagna mi aiuta e i bambini ti danno tantissimo, a volte tolgono anche molte energie. Ritagliarsi un momento di silenzio, un pranzo tranquillo o un weekend per ricaricarsi è ciò che mi permette di tornare operativa con il sorriso.
Credi che l’essere donna e madre ti abbia dato una spinta in più o sia stato un ostacolo nel tuo percorso?
Ho sempre pensato che nel mondo del lavoro essere donna possa essere un ostacolo, perché la nostra figura è strettamente associata a quella della madre e questo può limitarti se non hai aiuti. Però, essere mamma mi ha rafforzato tantissimo. La maternità ti rende invincibile. Se hai affrontato il parto, il post-parto e le notti insonni a tenere la testa di un bambino che sta male, e poi il mattino dopo vai al lavoro, capisci che non c’è nulla che tu non possa risolvere. Impari un autocontrollo e una forza fisica che vanno oltre i limiti. I figli ti insegnano che, se c’è un problema, lo si risolve e basta. E questo vale anche per i papà.
Guardando al futuro, come si sta evolvendo la vostra azienda sul piano della sostenibilità?
Ci muoviamo verso l’autonomia energetica da anni. Stiamo acquistando un gassificatore che brucia cippato per produrre energia termica ed elettrica: una parte la useremo noi e il resto lo venderemo. In questo senso, stiamo investendo molto sulla Pawlonia, un albero che cresce velocemente. Siamo partiti dalle radici importate dalla Cina, abbiamo fatto nascere le piantine e tra poco le metteremo in campo aperto per la produzione di legname. Abbiamo anche l’agrivoltaico e stiamo ampliando l’allevamento delle oche. L’obiettivo è un’azienda che cresce rispettando l’ambiente, proprio come una famiglia.
N.M.

Tutto è iniziato in questa azienda, che esiste dal 2005. Nel 2008 ho cominciato come cameriera durante i weekend mentre studiavo. Poi, nel 2013, mentre ero in Cina a scrivere la mia tesi di laurea in mediazione linguistica, è successo qualcosa: mio zio era a una fiera a Colonia con i prodotti agricoli e mi chiese di passare a trovarlo in Germania: è lì che è nato il brand “Quack”. Ho iniziato a Cascina Madonnina come coadiuvante e, proprio il 19 marzo 2020, io e mio cugino abbiamo deciso di creare una società agricola. Oggi l’azienda agricola è il cuore pulsante: alleviamo oche e bufali, coltiviamo foraggi, orticole e lavanda.
La terra ha i suoi tempi. Soprattutto in una città come Milano si tende a essere molto veloci, tutto gira intorno a questo. Io auguro loro di fare il lavoro che piace, a prescindere dallo stipendio, che è quello che faccio io. Vorrei un’occupazione che rispetti i loro tempi come fa la campagna, che possano godersi la bellezza di fare un lavoro. Il lavoro deve essere complementare e non ti deve portare a un esaurimento. È difficile, è stressante, ma poi fai una passeggiata in campagna e recuperi le energie.
Ho sempre pensato che nel mondo del lavoro essere donna possa essere un ostacolo, perché la nostra figura è strettamente associata a quella della madre e questo può limitarti se non hai aiuti. Però, essere mamma mi ha rafforzato tantissimo. La maternità ti rende invincibile. Se hai affrontato il parto, il post-parto e le notti insonni a tenere la testa di un bambino che sta male, e poi il mattino dopo vai al lavoro, capisci che non c’è nulla che tu non possa risolvere. Impari un autocontrollo e una forza fisica che vanno oltre i limiti. I figli ti insegnano che, se c’è un problema, lo si risolve e basta. E questo vale anche per i papà.
Ci muoviamo verso l’autonomia energetica da anni. Stiamo acquistando un gassificatore che brucia cippato per produrre energia termica ed elettrica: una parte la useremo noi e il resto lo venderemo. In questo senso, stiamo investendo molto sulla Pawlonia, un albero che cresce velocemente. Siamo partiti dalle radici importate dalla Cina, abbiamo fatto nascere le piantine e tra poco le metteremo in campo aperto per la produzione di legname. Abbiamo anche l’agrivoltaico e stiamo ampliando l’allevamento delle oche. L’obiettivo è un’azienda che cresce rispettando l’ambiente, proprio come una famiglia.