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RhoTerritorio

L’arcivescovo Delpini a Rho: “Sindaci, sappiate andare al passo dell’ultimo della fila”

Incontro a Villa Burba con Amministratori comunali e forze dell'ordine del Decanato di Rho

10 Febbraio 2025
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“Andare al passo dell’ultimo della fila, quello che va più piano; ricostruire la dinamica dei rapporti di buon vicinato; non lasciar morire le piccole botteghe; chiedersi quale sia la vocazione della propria comunità ed essere testimoni di speranza per i giovani”. Queste le esortazioni che l’arcivescovo Mario Delpini ha rivolto questa mattina agli amministratori comunali dei Comuni di Rho, Cornaredo, Lainate, Pero, Settimo Milanese e ai rappresentanti delle forze dell’ordine del territorio riuniti a Villa Burba di Rho per la sua visita pastorale al Decanato di Rho.

Il Sindaco Andrea Orlandi ha dato il benvenuto all’arcivescovo e al decano don Fabio Verga anche a nome dei colleghi Corrado D’Urbano per Cornaredo; Alberto Landonio per Lainate; Antonino Abbate per Pero; Fabio Rubagotti per Settimo Milanese, prendendo spunto dal Discorso alla Città 2024, pronunciato da Delpini nella Basilica di Sant’Ambrogio lo scorso 6 dicembre con il titolo “Lasciate riposare la terra”. Erano presenti anche il Vicesindaco Maria Rita Vergani, gli assessori Paolo Bianchi, Valentina Giro, Nicola Violante, i consiglieri comunali Stefano Bernasconi, Paolo Bindi, Giuseppe Caronni, Daniele Paggiaro, Stefano Giussani, Dario Re e Monica Varasi. Per le forze dell’ordine i vertici di Polizia di Stato, Polizia ferroviaria, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia Locale. Accanto a loro il prevosto don Gianluigi Frova e alcuni sacerdoti della città.

“La sua presenza – ha sottolineato Orlandi rivolto all’arcivescovo, evidenziando la presenza di molte donne soprattutto ai vertici delle forze dell’ordine – rappresenta per noi motivo di riflessione e di incoraggiamento, un’opportunità preziosa per rafforzare il dialogo tra le istituzioni civili e la Chiesa ambrosiana, accomunate dalla stessa missione: servire il bene comune. Come amministratori locali, siamo quotidianamente impegnati nell’affrontare problemi concreti e sfide complesse: il contrasto alla povertà e alla marginalità, il sostegno alle famiglie in difficoltà, la necessità di garantire ai giovani prospettive di futuro e alle persone anziane una vita dignitosa. Il messaggio che ci ha trasmesso ci invita a ripensare il nostro modo di agire, a riscoprire il valore del limite e della responsabilità, a promuovere politiche che mettano davvero al centro la persona”.

Quattro le domande rivolte all’Arcivescovo:

1 – Nel suo discorso ha sottolineato l’importanza del riposo come rigenerazione della società. In un tempo caratterizzato da velocità, produttività e consumo, come possiamo aiutare le nostre comunità a riscoprire un ritmo di vita più umano e più attento alla qualità delle relazioni?

2 – Le giovani generazioni affrontano oggi incertezze e difficoltà legate al lavoro e alla casa. Quali strade possiamo percorrere, come istituzioni, per offrire loro speranza e opportunità concrete?

3 – La collaborazione tra le amministrazioni locali e la Chiesa ambrosiana è sempre stata un elemento fondamentale per rispondere alle emergenze sociali del nostro tempo. Come possiamo rafforzare ancora di più questo legame e lavorare insieme per il bene delle nostre comunità?

4 – La politica vive un periodo di difficoltà nelle relazioni con le comunità che si traduce in un progressivo distacco dalle istituzioni e in un astensionismo preoccupante. Cosa si sente di suggerirci per essere davvero “i sindaci di tutti” e per far riavvicinare i cittadini, specie quelli più giovani, alla cura della Polis?

Ritmi sostenibili e rapporti di buon vicinato

L’arcivescovo, reduce da un incontro in Santuario con i genitori delle scuole dell’infanzia, ha iniziato a rispondere partendo dalla prima domanda:

“Spesso siamo di fronte a lamentele verso le istituzioni e anche dalle istituzioni, sembra che chi ha responsabilità faccia un elenco dei problemi. Io credo che dovremmo fare l’elenco delle soluzioni, i problemi dobbiamo studiarli e affrontarli. I temi che indicate nelle vostre domande sono complessi. Abbiamo bisogno di una specie di intuizione sapienziale sintetica, una intuizione della vocazione che hanno le nostre città. Questo richiede una visione capace di tenere insieme tutti. Bisogna conoscere e ascoltare molto. La mia lettera di Sant’Ambrogio era frutto dell’attenzione alla spossatezza che si nota: come trovare una condizione più serena e più sobria? Forse le istituzioni, come di fatto fanno, sono incaricate di camminare con il passo di chi cammina più adagio, dell’ultimo della fila. Quelli che corrono, che sono sani, intraprendenti, fanno bene a correre e devono essere incoraggiati a mettere a frutto le loro risorse. Avvertiti, però, di quelli che rimangono indietro perché vecchi, bambini, disabili, malati. Non è una risposta ma un punto di vista. Per far sì che la città non sia abitata da una frenesia di sviluppo ma dalla ricerca di condizioni desiderabili per vivere, perché tutti vivano bene, non solo chi sta bene. Anche lo sviluppo rende bella la città però occorre curare che sia una città in cui è desiderabile vivere perché c’è attenzione al più lento, al più debole.

Amministrazioni e forze dell’ordine hanno la possibilità di costruire rapporti sulle distanze brevi, sul buon vicinato, conoscono i singoli quartieri e palazzi, così come i parroci. Questo permette di vedere drammi familiari ma anche di incoraggiare una dinamica dei rapporti brevi di buon vicinato. Perché i rapporti non siano ostili e le riunioni di condominio non si trasformino in campi di battaglia. Come attivare i cittadini perché si prendano cura dei rapporti tra di loro? E’ una sfida che compete a cultura, civiltà, religione. Un altro aspetto per favorire ritmi più sostenibili è il supporto alle presenze locali significative: che ci siano botteghe, farmacie e bar, invece di supermercati anonimi, rallenta i ritmi”.

I giovani

Alla domanda sui giovani Delpini ha così risposto: “E’ un tema che alla Chiesa sta molto a cuore, per le questioni educative. Qualche volta ho l’impressione che i giovani si sentano come in un fiume che li spinge avanti: studia, impara l’inglese, vai a lavorare! Ma per andare dove? L’enigma può lasciare smarriti. Gli adulti talvolta sono così scontenti di sé che sono spesso lamentosi. Se non sono contenti di essere adulti, nel loro ruolo, come faranno i giovani a desiderare di diventare adulti. La speranza non è una visione positiva del mondo, è la risposta a una promessa affidabile. Se un figlio è visto come vincolo e ostacolo alla carriera, ad esempio, come fa uno a desiderare di diventare papà o mamma? Se l’insegnante dice che insegnare è un disastro, come desideri di diventare insegnante? Vale per il prete. Vale per tutti. Gli adulti devono rivelare che la vita è promettente, che vale la pena diventare adulti e assumersi responsabilità anche se è impegnativo. Bisogna essere testimoni. Per questo ho grande stima dei Sindaci, che si assumono la responsabilità di stare in mezzo alla gente, di farsi carico delle minuzie, fra critiche e fastidi. A voi Sindaci chiedo di porvi questa domanda: se la speranza nasce da una promessa, cosa promette la mia città ai suoi cittadini più giovani? Servono lungimiranza e investimenti a lunga scadenza, dinamiche di cooperazione. Penso alla casa, a Milano abbiamo dato vita al Fondo Schuster, vedremo come andrà. Non pensiamo di risolvere il problema ma la Chiesa vuole dimostrare che esiste un prototipo di metodo sostenibile per chi ha reddito medio basso. Invitate i giovani, create eventi in cui esprimano la loro creatività, premiate chi contribuisce a pensare il futuro”.

Sussidarietà e solidarietà

Sulla terza domanda questa la sua risposta: “Credo al tema della sussidiarietà. Le istituzioni non hanno la pretesa di essere totalizzanti ma piuttosto di essere capaci di promuovere la società civile perché si dia da fare perché c’è una vocazione al bene in ogni persona. Occorre avere fiducia nei cittadini, incoraggiarli a essere operatori di bene. E’ necessario promuovere eventi simbolici, convegni o altro, per dare un segno. La relazione tra istituzioni qui è bene avviata, forse un incoraggiamento a convergere per interpretare un tema può dare di più”.

L’ultima domanda ha ottenuto questa risposta, prima della consegna a ciascuno dei presidenti del Discorso di Sant’Ambrogio: “Per far riavvicinare i cittadini alla cura della Polis, si potrebbero incoraggiare i giovani donando la Costituzione a quanti compiono 18 anni. Si possono invitare i giovani a qualche consiglio comunale, poi ci sono i Consigli comunali dei ragazzi. Si deve studiare una propedeutica alla cura della Polis. Date occasioni per amare e sognare l’Europa che ha tante iniziative di apertura per favorire una politica che non sia di beghe di parte e battibecchi, ma di riflessione sul nostro presente, sulla geopolitica fatta non di slogan ma da chi la vive. Forse c’è un sogno da sognare, una opera di cultura che deve continuare”.

Il Sindaco Andrea Orlandi ha ricordato all’Arcivescovo che le sue parole saranno di sprone a nuove riflessioni: “Lei ci aiuta a sintonizzarci sulla giusta frequenza, le sue parole riescono a incoraggiare rispetto al compito che ciascuno di noi è chiamato a svolgere tra le persone, che sono al centro della Costituzione”.

Per proseguire il dialogo, il vescovo Luca Raimondi ha annunciato per il 12 aprile 2025, dalle ore 10.00 alle 12.00 al Collegio dei Padri Oblati, il Giubileo degli amministratori della zona pastorale IV che sarà dedicato a tre temi: Educazione e scuola; Sanità e attenzione alle fasce deboli; Casa, connesso al binomio accoglienza e sicurezza.

Nella foto il Sindaco Andrea Orlandi con i rappresentanti degli altri 4 Comuni e l’arcivescovo Mario Delpini

Comune di RhoMario Delpini
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