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“Shoah: conoscere è necessario. Non sia vano l’impegno dei testimoni”

Convegno a Villa Burba e avvio della mostra Vite Spezzate: "Riflettere sull'indifferenza porti a compiere scelte per una società migliore"

26 Gennaio 2024
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Il convegno organizzato a Villa Burba la sera del 25 gennaio 2024 in occasione del Giorno della Memoria ha permesso intense riflessioni sul senso della memoria della Shoah, sul passaggio del testimone ai giovani, sulla responsabilità di ciascuno e su quanto accade oggi in Medio Oriente.

La serata ha visto protagonisti Paolo Mansolillo, autore del libro e della mostra “Vite spezzate”; Alessandra Jarach, del Memoriale della Shoah di Milano; Daniele Nahum, consigliere comune Pd a Milano, e Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione CDEC Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano. In sala erano presenti Roberto Jarach, presidente del Memoriale della Shoah, il presidente di ANED (Associazione nazionale deportati) di Milano Leonardo Visco Gilardi e Carmen Meloni, membro di ANED e attiva nelle scuole rhodensi per la formazione degli studenti. Per l’Amministrazione comunale il Sindaco Andrea Orlandi, il vicesindaco Maria Rita Vergani e la consigliera comunale Clelia La Palomenta, presidente della Commissione Legalità e Antimafia. Presenti anche diversi studenti dell’It Mattei con i loro insegnanti.

Il convegno: riflessioni e interventi

Federica Altamura, giornalista chiamata a moderare il convegno, ha esordito ricordando che noi, oggi, non possiamo avere memoria diretta di quanto accaduto. Per tramandare la storia della Shoah, dunque, occorre conoscerla ed evitare di incappare in errori.

Daniele Nahum, che ha curato la prefazione al libro “Vite Spezzate”, ha sottolineato che “conoscere è necessario” e che “la Shoah non è qualcosa di esogeno rispetto all’Italia, visto che prima del 1938 gli ebrei italiani erano circa 40mila, 8.500 circa furono deportati e ne morirono 7.800, ovvero un quinto del totale”.

“Oggi – ha detto – gli iscritti alle comunità ebraiche sono circa 25mila. Molti parenti morirono per delazione di qualche italiano. Dobbiamo chiederci perché, fra tante date legate alla memoria, non viviamo il Giorno della memoria il 16 ottobre, ricordando quando nel 1943 oltre mille ebrei di Roma vennero deportati dal ghetto ai campi nazisti. Il libro e le foto di Paolo Mansolillo hanno un valore pedagogico educativo: le immagini crude di macerie e baracche aiutano a comprendere dove sia arrivata la follia umana. Oggi l’antisemitismo sta riemergendo con forza, si attua una comparazione impropria fra il dramma di Gaza e i campi di concentramento nazisti. Si parla di lager. Sono preoccupato da certi titoli dei media, dal guardare agli ebrei di oggi come ai nazisti di ieri. Questo banalizza la Shoah, che è un unicum nella storia per la pianificazione della eliminazione di un popolo. Occorre riflettere con attenzione”.

“Noi – ha continuato Gadi Luzzato Voghera – non abbiamo memoria. Storia e memoria sono cose diverse. In quello che oggi è territorio italiano ci furono due lager: la Risiera di San Sabba dotata di forno crematorio e il campo di Bolzano, dove furono rinchiuse 10mila persone, morte per lo più di fame. Poi va ricordata la deportazione dei militari che si rifiutarono di combattere con i nazisti: erano 650mila, non ne tornarono più di 80mila”.

Paolo Mansolillo ha sottolineato come oggi i lager di ieri siano spazi museali: “Li visitiamo come aree espositive, ma sono luoghi in cui l’umanità ha raggiunto uno dei punti più bassi della sua storia. L’idea di queste foto e di questo libro è nata nel 2017, dopo avere incontrato il sopravvissuto Sami Modiano. Mi chiese di fare qualcosa per ricordare e l’ho fatto insieme con la mia compagna Sara Fumagalli che insegna storia e filosofia. Con lei è nata l’idea di rivolgerci ai ragazzi”.

Alessandra Jarach, guida al Memoriale nato nel 2013, ha fatto diretto riferimento alla realtà di Milano: “Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità come italiani, non è avvenuto tutto solo e unicamente per colpa di tedeschi e nazisti. Si è sostenuto che alla Stazione Centrale le partenze avvenissero di nascosto, teniamo conto del fatto che in dittatura il potere ti viene dal tenere il popolo nell’ignoranza. E ancora oggi il razzismo si basa sull’ignoranza”.

In riferimento alle leggi razziste è emersa la necessità di non utilizzare il linguaggio del regime: “Dire razziali – è stato evidenziato – fa riferimento a una idea di razza che non accettiamo”. Molti i riferimenti all’intervista a Liliana Segre condotta in tv da Corrado Augias. “La senatrice, guardandosi intorno, oggi pensa che la sua testimonianza sia stata inutile. Non è così – ha detto Gadi Luzzato Voghera – Gli italiani non hanno l’abitudine di farsi carico della propria storia, riflettere sulle responsabilità degli italiani in quell’epoca è un fatto rivoluzionario. Hitler non ha mai chiesto a Mussolini di creare leggi razziste, lo ha deciso Mussolini, vero autore del Manifesto della razza. Quanto a Camera e Senato, avallarono quelle leggi come tutta l’infinita serie di provvedimenti odiosi che portarono mille restrizioni per gli ebrei, con l’intento di spingerli a lasciare il Paese”.

Nel confronto sono emerse le ferite legate alla rimozione della memoria e di luoghi stessi di questa tragica pagina di storia, oltre alla necessità di “fare i conti con la verità della storia come hanno saputo fare i tedeschi”.

“In Italia – ha sottolineato Nahum – la memoria è sfumata, e oggi si fanno paragoni impropri con il Medio Oriente. Moltiplicare le date della memoria non aiuta ad assumersi la responsabilità che è legata alla conoscenza dei fatti. Le testimonianze dei sopravvissuti non sono inutili ma fondamentali”.

“Un ebreo italiano oggi è vivo per caso – ha ricordato Gadi Luzzato – I suoi genitori o nonni si sono salvati in qualche modo. È un dovere affrontare con termini corretti tutto quanto: si deve parlare di genocidio e crimini di guerra. Non possiamo smettere di ragionare su quegli avvenimenti e su quanto significano per il nostro presente. Allo stesso modo dobbiamo ragionare sugli eventi dolorosi e indicibili che accadono oggi con un vocabolario nuovo che non faccia riferimento in maniera distorta a episodi del passato, altrimenti Liliana Segre ha ragione a dire di avere testimoniato invano”.

Alessandra Jarach ha esortato a spiegare la storia che ha portato agli avvenimenti partiti il 7 ottobre scorso: “Il riferimento agli ebrei avviene solo in alcuni momenti della storia. Ci si ricorda di noi il 27 gennaio, quando però ricordiamo i morti e non i vivi. Noi famiglie ebree presenti in Europa ricordiamo la Shoah dentro noi, il Memoriale è monito per l’umanità intera, per costruire un futuro migliore per i vivi. In questo stiamo fallendo perché bastano nuovi eventi per far ricomparire il latente antisemitismo e tutti prendono coraggio e si permettono di dire che diamo fastidio. Non possiamo fermarci perché le cose sono difficili, occorre assumersi il compito di fare chiarezza”.

Le iniziative a Rho per il Giorno della memoria 2024

Dai relatori i complimenti all’Amministrazione comunale e alle scuole per il lavoro svolto in occasione del Giorno della Memoria. Le conclusioni sono state affidate al Sindaco Andrea Orlandi. “E’ un onore – ha detto – avere con noi Roberto Jarach, ringrazio anche il presidente di ANED e gli esponenti di Anpi Bollate qui presenti. Dobbiamo riflettere, lo abbiamo fatto inciampando questa mattina nella storia con i ragazzi delle scuole, percorrendo il percorso delle nove pietre di inciampo presente in città. Memoria è missione: ci deve insegnare a far sì che la parola indifferenza scritta al Memoriale aiuti a compiere una scelta per quel che viviamo oggi, dobbiamo fare memoria, non dimenticare, per costruire una comunità più giusta. E c’è davvero tanto lavoro da fare”.

L’evento si è concluso con il taglio del nastro per la mostra “Vite Spezzate” che è visitabile sabato 27 e domenica 28 gennaio dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.30.

Comune di RhoGiorno della Memoria 2024
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