Dal 31 marzo apre la mostra “Zanele Muholi. A visual activist”

I suoi mezzi espressivi sono la scultura, la pittura, l'immagine in movimento, ma è con la fotografia, che riceve il plauso planetario

Ziphelele, Parktown, 2016, IMG_4356OP

Da dieci anni Zanele Muholi (Umlazi, Sud Africa 1972) – una delle voci più interessanti del visual activism – è tra i più celebrati artisti contemporanei. Ma Muholi ama definirsi attivista, ancora prima di artista. Ambassador di spicco della comunità LGBTQIA+, la sua arte indaga temi come razzismo, eurocentrismo, femminismo e politiche sessuali, ed è in continua trasformazione.

I suoi mezzi espressivi sono la scultura, la pittura, l’immagine in movimento, ma è con la fotografia, e in particolare con la serie di autoritratti – iniziata nel 2012 e ancora in corso – “Somnyama Ngonyama” (Ave, Leonessa Nera), che Muholi riceve il plauso planetario in un crescendo di mostre nei più prestigiosi musei del mondo: dalla Tate Modern di Londra a mostre personali al Goethe-Institut Johannesburg (2012), al Brooklyn Museum, New York (2015) allo Stedelijk Museum, Amsterdam (2017), al Museo de Arte Moderno in Buenos Aires (2018), solo per citarne alcuni.

“Muholi. A Visual Activist” è il progetto attraverso cui il Mudec – Museo delle Culture di Milano porta in Italia una selezione – curata da Biba Giacchetti e dall’artista – di oltre 60 immagini che spaziano dai primissimi autoritratti ai più recenti lavori.
La mostra, che apre al pubblico venerdì 31 marzo 2023, è promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE in collaborazione con SUDEST57, e vede come Institutional Partner Fondazione Deloitte.

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