Gestionali vivi e mobilità: la tecnologia utile

Pietro Zermani evidenzia come gli ERP open source, la mobilità e l'intelligenza artificiale contestualizzata trasformano le PMI

Pietro Zermani

Pietro Zermani, raccontaci chi sei e qual è la missione di Koratyn.

Mi occupo di marketing e vendite. Dal 2014 implementiamo soluzioni ERP all’interno delle aziende, con un legame strettissimo con Odoo, un software open source nato in Belgio che sta erodendo quote di mercato ai big globali come SAP e Microsoft. Ci focalizziamo soprattutto su due verticali: il food & beverage e la gestione dei cantieri e della mobilità locale.

Come riuscite a fare in modo che un ERP sia uno strumento di crescita?

Uso spesso la metafora della maieutica socratica: dobbiamo tirar fuori la verità dall’interlocutore. Quando implementiamo un sistema ERP, andiamo fisicamente in magazzino, in fabbrica, dai venditori. Non ci limitiamo ad ascoltare l’imprenditore o i manager. Spesso i problemi reali in produzione sono diversi da quelli raccontati da chi ha fatto solo corsi di management. Condividiamo milestone chiare e consideriamo il gestionale come un organismo vivo, capace di evolversi con il mercato e le normative.

Avete un forte focus sull’usabilità. Quanto conta l’interfaccia oggi?

L’uso dei software è strettamente generazionale: un neolaureato approccia la tecnologia in modo totalmente diverso da un cinquantenne. Odoo investe un terzo delle risorse nella user interface, permettendo di configurarla per singolo utente e di usarla ovunque, persino sul browser dell’auto. La mobilità amplifica questo bisogno: chi lavora in un borgo isolato o in fabbrica necessita di interfacce dedicate, semplici come le app che usiamo tutti i giorni.
Pensando al futuro quali tecnologie guideranno il mercato?
La mobilità e i dispositivi indossabili. Molte aziende pensano ancora che lo smartphone non vada usato per lavoro, ma tracciare un’attività in cantiere con un click semplifica la vita. Pensiamo anche agli smartwatch: abbiamo sviluppato progetti in cui l’orologio segnala l’inizio della produzione o l’allarme uomo a terra in magazzino. Hanno costi minimi e ritorni immediati. Poi c’è l’intelligenza artificiale, il vero punto di domanda.

A proposito di intelligenza artificiale, come si integra nei processi?

Oggi la usiamo per scrivere email, ma manca la contestualizzazione nei processi aziendali. L’IA ha bisogno di essere guidata per dare risposte utili, altrimenti restituisce solo ciò che pensa ci piaccia. I progetti più efficaci nascono creando agenti locali, alimentati solo con i dati protetti dell’azienda, delimitando il campo d’azione. In questo momento siamo in una fase di pura sperimentazione in cui la partnership tra tecnici e imprese è cruciale.

Cosa rappresenta l’ecosistema Arcadia?

Significa collaborazione in team senza spocchia manageriale, ma con tanta concretezza orientata al mercato. A livello umano, mi ricorda il rugby, uno sport in cui puoi anche essere un fuoriclasse, ma se non giochi con gli altri 14 a meta non ci arrivi.

Arcadia Hub, il programma di networking di Atoma e Harlock che aiuta le aziende a crescere, è su Quindici News. Ogni uscita ospita protagonisti del progetto e online le video interviste complete: scoprile tutte nella rubrica L’impresa si racconta.

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