Consumi idrici e crisi climatica: lo spaccato generazionale nella survey di CAP

Presentati i risultati della ricerca ETACQUA di Gruppo CAP e Fondazione Cariplo. Evidenziata una forte disconnessione tra percezione e consumi idrici reali

acqua-bicchiere

È stata presentata ufficialmente lunedì 22 giugno 2026 la ricerca scientifica intitolata “Consumare meno, consumare meglio”, promossa da Gruppo CAP in sinergia strategica con Fondazione Cariplo e il Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Area di Ethics and Global Challenges). Lo studio si inserisce nell’ambito del progetto biennale ETACQUA (“Analisi ETico-sociale e proposte di intervento su Abitudini di Consumo individuali di acQUA per usi civili”), un’iniziativa che mira a esplorare in profondità gli aspetti etici, sociali e metodologici legati alla gestione della risorsa idrica per favorire consumi domestici più consapevoli e sostenibili.

L’indagine statistica ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 utenti del servizio idrico integrato, analizzando le conoscenze tecniche, le percezioni individuali e le norme sociali che strutturano il rapporto quotidiano con l’acqua. I dati emersi costituiscono il punto di partenza per una serie di proposte di intervento e linee guida che le istituzioni promotrici stanno elaborando come immediata prosecuzione del progetto, in linea con gli obiettivi del Piano di Sostenibilità 2033 di Gruppo CAP.

I principali risultati della survey: il divario tra percezione e realtà

I dati quantitativi raccolti documentano una marcata disconnessione tra i comportamenti domestici e gli scenari di crisi climatica o siccità. Di seguito si sintetizzano le risultanze principali della survey:

  • Percezione della risorsa: il 56,2% degli utenti considera l’acqua nella propria area geografica come una risorsa poco o per nulla limitata;
  • Impatto ambientale: solo il 15,2% ritiene che i consumi idrici domestici generino un impatto ecologico elevato;
  • Sottostima dei consumi: quasi l’80% del campione sottovaluta il quantitativo d’acqua associato a una doccia di dieci minuti;
  • Uso dell’acqua di rete: il 42,2% dichiara di non bere mai l’acqua del rubinetto, pur utilizzandola abitualmente per cucinare (94%) e per l’igiene personale (97,4%).

La consapevolezza dell’impatto ambientale varia in modo drastico a seconda del livello di scolarizzazione: il 36% dei cittadini laureati ha ben chiare le ricadute ecologiche, percentuale che crolla ad appena l’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio. A questo quadro si aggiunge un fenomeno psicologico di “sconto morale”: il 63,6% degli intervistati è convinto che la collettività giudicherebbe i propri consumi perfettamente “nella norma”, ostacolando l’urgenza di modificare le abitudini quotidiane.

Il paradosso della doccia e lo spaccato generazionale

Il disallineamento tra percezione e consumi effettivi raggiunge il culmine nell’ambito dell’igiene personale. Se per una doccia di dieci minuti il consumo reale si attesta tra i 120 e i 150 litri, ben il 34,8% del campione manifesta un errore macroscopico di valutazione, stimando un impiego inferiore ai 10 litri.

L’analisi dei dati per fasce anagrafiche evidenzia inoltre un netto spaccato generazionale. La propensione a effettuare docce brevi risulta essere un appannaggio quasi esclusivo delle generazioni più mature: la metà dei pensionati e degli utenti over 50 dichiara infatti di limitare il flusso dell’acqua a un massimo di 5 minuti.

Al contrario, tra i giovani under 30 si concentrano le percentuali più elevate di consumo, con sessioni che superano frequentemente il quarto d’ora. Questo stesso target giovanile si dimostra tuttavia il più pronto ad accogliere l’innovazione tecnologica legata all’economia circolare: il 34% degli under 30 dichiara di conoscere già i sistemi di riutilizzo delle acque di scarico domestiche, come i dispositivi “Eco Tank”, a fronte di una media generale decisamente inferiore.

La barriera psicologica verso l’acqua del rubinetto

Un ulteriore elemento di complessità analizzato dal progetto ETACQUA riguarda il consumo alimentare dell’acqua di rete. Nonostante la risorsa erogata sia sottoposta a rigidi controlli di laboratorio che ne certificano l’elevata qualità e la salubrità, persiste una diffusa resistenza culturale: oltre quattro cittadini su dieci ammettono di non consumarla mai come acqua da bere, limitandone l’impiego alle sole attività di cottura dei cibi e di igiene della casa e della persona.

Nelle prossime fases, il team di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa applicherà le scienze comportamentali per definire tre specifici ambiti di intervento e campagne di sensibilizzazione mirate, volte a scardinare questi bias cognitivi e a promuovere una gestione efficiente e sostenibile dei sistemi idrici urbani.

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