L’umanità come motore della strategia reale
Alessio Logoteta di Team Reti S.r.l. spiega come supportare le PMI tra contratti di rete, controllo di gestione e un nuovo modello di sostenibilità

Alessio Logoteta fai project m anagement, formazione e coaching. Qual è il filo conduttore?
Tutto ciò che faccio è puntato sulle persone. Credo fermamente che l’impresa italiana, specialmente la microimpresa, abbia ancora moltissimo da esprimere. La mia missione è riportare una “sana educazione imprenditoriale” in un sistema formativo che spesso ne è carente, mettendo al centro l’importanza del capitale umano nella risoluzione delle sfide quotidiane.
In che modo Team Reti S.r.l. supporta concretamente le PMI?
Siamo una costola di Asso Reti PMI e promuoviamo il contratto di rete.
È uno strumento valoriale che permette alla microimpresa di raggiungere obiettivi che da sola non potrebbe mai approcciare. L’obiettivo è unire le forze per creare una realtà imprenditoriale solida che, pur puntando al profitto, mantenga l’umanità e la caratteristica familiare che sono lo scheletro della nostra economia.
Il bilancio di sostenibilità spaventa molti piccoli imprenditori. Come si può rendere accessibile?
Dobbiamo scalarlo un pezzettino alla volta. Non è solo un dato finanziario, è la misura della capacità di un’azienda di resistere al tempo e agli eventi eccezionali. Per noi italiani, la sostenibilità (sociale e di governance) è nel DNA: pensiamo a Olivetti o a Ferrari che si prendevano cura della comunità. Occuparsi del welfare o finanziare una borsa di studio locale sono azioni semplici che rendono un’azienda competitiva e sostenibile.
Quanto conta il controllo di gestione in una piccola realtà?
È fondamentale. Molte imprese navigano “per cassa”, guardando solo il saldo del conto corrente senza considerare le scadenze future. Io spiego il controllo di gestione con la metafora dei “soldini della nonna”: dividere il budget in mucchietti destinati a scopi precisi. Cerco di rendere semplice un concetto complesso; poi arriverà il tecnico con il software perfetto, ma l’imprenditore deve prima avere in testa questo meccanismo di consapevolezza.
Spesso il rapporto tra consulente e imprenditore è visto come rigido. Qual è il tuo approccio?
Bisogna costruire una relazione di fiducia. Non basta dire a un imprenditore cosa deve fare; bisogna fargli capire il perché. È un po’ come a scuola: non serve una lezione frontale se non arrivi al cuore della persona. Se spieghi il pericolo invece di limitarti a proibirlo, crei consapevolezza.
Cosa ti ha colpito di più dell’ambiente umano trovato in Arcadia Hub?
La libertà intellettuale. C’è la volontà di esprimersi e di testare idee non convenzionali. Qui si usano gli strumenti messi a disposizione dallo Stato, come il Progetto GOL, in modo intelligente, aprendo le porte a lavori moderni legati al digitale e al terzo settore. È un luogo dove si crea fiducia e dove la condivisione delle competenze genera valore reale per tutti.
Arcadia Hub, il programma di networking di Atoma e Harlock che aiuta le aziende a crescere, è su Quindici News. Ogni uscita ospita protagonisti del progetto e online le video interviste complete: scoprile tutte nella rubrica L’impresa si racconta.
