Trasporto 81, Rho mantiene viva la memoria
Tra chi salì sul treno diretto a campi nazisti c'erano i due rhodensi: Pietro Meloni e Gaetano Bellinzoni, che non fecero ritorno.
La Casa della Memoria di Milano ha ospitato sabato pomeriggio il ricordo dei 432 deportati del Trasporto 81, alla presenza di alcuni familiari. Caricati su vagoni merci e trasportati dal 5 al 7 settembre 1944 da Bolzano al campo di Flossenbürg, vennero poi trasferiti ad altri lager o sottocampi nazisti. Alla fine della guerra 112 furono i sopravvissuti, 297 i decessi accertati. Altri 5 morirono entro la fine del 1945 per le conseguenze della prigionia. Di 18 non si conosce la sorte.
All’incontro con i familiari sono intervenuti Dario Venegoni, presidente dell’Associazione nazionale deportati, oltre a Maria Antonietta Arrigoni e Marco Savini, autori della mostra dedicata al Trasporto 81 già accolta a Villa Burba.
Carmen Meloni, nipote del deportato Pietro Meloni, ha letto un messaggio del Sindaco Andrea Orlandi:
“Tra chi salì su quel treno permettetemi di ricordare i due rhodensi: Pietro Meloni e Gaetano Bellinzoni, che non fecero ritorno. Insieme a loro ricordo anche gli altri rhodensi, tutte le donne, tutti gli uomini e i bambini, che furono deportati e condivisero questo terribile destino.
Una delle missioni più importanti e impegnative è mantenere viva la Memoria della nostra storia più drammatica e delle persone che ne hanno preso parte facendo scelte basate su principi di libertà e democrazia, pagando con immani sofferenze e anche con la vita.
Questo è un impegno che come Amministrazione comunale ci siamo presi e appoggiamo i nostri cittadini e le associazioni come ANED, ANPI e ANEI che ci aiutano in questo percorso.
Il primo pensiero è rivolto ai familiari, al loro dolore, ma anche alla dignità con cui, a fronte di una violenza disumana, stanno trasmettendo un messaggio di bene comune e di senso di comunità.
Il secondo pensiero è per le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi che devono diventare “staffette della Memoria”. Dobbiamo divulgare quanto sappiamo e far crescere i ragazzi come autentici cittadini del mondo. Spetta a noi tutti insegnare loro a non rimanere indifferenti, non solo per quello che è stato, ma anche per quello che è e sarà”.
