La Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha dato il via a una ricerca clinica innovativa denominata ReMaP-POPP. Lo studio si propone di analizzare come l’uso del Rebozo, uno scialle della tradizione messicana, unito a specifiche posture materne, possa favorire il corretto posizionamento del bambino durante il travaglio. L’iniziativa mira a coniugare il rigore della ricerca scientifica con le antiche culture ostetriche per migliorare l’esperienza della nascita.
La sfida della posizione occipito posteriore
Il progetto si focalizza sulla cosiddetta posizione occipito posteriore persistente (POPP), una condizione che si verifica quando la testa e la schiena del feto sono rivolte verso la colonna vertebrale della madre. Sebbene circa un bambino su tre inizi il travaglio in questa posizione, solo il 10% vi rimane fino alla nascita. Tuttavia, quando la rotazione spontanea non avviene, il parto può risultare più lungo, doloroso e con una maggiore probabilità di ricorso a interventi medici invasivi, come il taglio cesareo.
Metodologia della ricerca e tecniche applicate
La sperimentazione coinvolgerà, nell’arco di 16 mesi, un campione di 578 donne con gravidanza a termine. Il protocollo prevede il confronto tra l’assistenza ospedaliera standard e un approccio che utilizza il Rebozo e posture come l’inversione in avanti e il rilascio laterale. Queste tecniche sfruttano la forza di gravità e la mobilità del bacino per incoraggiare la rotazione del feto in modo naturale e non invasivo. La dottoressa Sara Ornaghi, responsabile scientifica dello studio, ha sottolineato la necessità di produrre evidenze solide a supporto di pratiche già apprezzate dalle pazienti ma non ancora supportate da dati definitivi.
Un’assistenza centrata sulla donna
Oltre agli esiti clinici, lo studio pone un forte accento sulla componente umana e sul ruolo attivo della partoriente. Secondo le ricercatrici Simona Fumagalli e Maria Panzeri, l’obiettivo è promuovere un’assistenza più rispettosa che metta al centro la donna. Anche la dottoressa Marzia Maini e la professoressa Anna Locatelli hanno confermato come la ricerca rappresenti un’opportunità per integrare saperi tradizionali in un contesto di cura moderno ed efficace.
