Dal 14 novembre 2025 al 6 gennaio 2026 al via la seconda edizione di Monza Photo Fest, rassegna diffusa di fotografia d’autore che, dopo il successo dello scorso anno, torna a popolare il capoluogo brianzolo con 20 mostre fotografiche gratuite e altre iniziative ospitate in vari spazi pubblici e privati della città, per coinvolgere un pubblico sempre più numeroso ed eterogeneo.
Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Monza e Musei Civici Monza in collaborazione con Diorama Progetti fotografici, questa edizione conferma il proprio format di festival diffuso, aprendosi quest’anno a molte suggestioni contemporanee, per invitare a riflettere sul ruolo della fotografia nell’epoca che stiamo vivendo.
Sotto la direzione artistica di Roberto Mutti, il programma espositivo di Monza Photo Fest 2025 invita il grande pubblico ad approfondire la conoscenza del medium fotografico, perseguendo una politica culturale che sposa la qualità delle proposte con l’attenzione rivolta ai temi più urgenti del periodo storico attuale e propone il confronto tra linguaggi fotografici e tra artisti affermati ed emergenti.
IL FESTIVAL UFFICIALE
Le 6 mostre del Festival esposte negli importanti spazi pubblici messi a disposizione dal Comune offrono ai visitatori diversi spunti di riflessione ed esplorano alcune delle tematiche più rilevanti della realtà contemporanea.
Si distingue dal resto delle mostre del festival il progetto Manifesto Brianzolo, che non si svolge in un luogo fisico chiuso, ma nelle strade della città. I soggetti della mostra sono infatti stampati su manifesti e proposti attraverso affissioni nel centro cittadino. E non poteva essere altrimenti visto il nome di questo progetto visivo che è nato per raccontare – attraverso fotografie di paesaggio realizzate su pellicola – il quotidiano della Brianza. Tra strade provinciali, cartelloni pubblicitari e luci al neon, l’attenzione si concentra su dettagli spesso trascurati, trasformando la normalità in soggetto e favorendo una presa di coscienza del territorio. Le fotografie immortalano non-luoghi di passaggio e spazi quotidiani riconoscibili, con riferimenti iconici come aziende, autolavaggi, hotel e discoteche, ma anche elementi del paesaggio che spesso passano inosservati. La mostra si propone di costruire un racconto di periferia in cui chiunque possa riconoscersi, accorciando distanze fisiche e culturali tra aree della Brianza storicamente mal collegate. Lo sguardo che emerge è quasi topografico perché attraverso lo scatto di specifici angoli registra e racconta le trasformazioni urbane. Un’occasione per stimolare uno sguardo diverso sul territorio e raccontare ai brianzoli brani di Brianza poco conosciuta.
I Musei Civici Monza ospitano dal 14 novembre al 6 gennaio la mostra di Francesca Moscheni “I Segni di Dio”, un viaggio emozionale tra luoghi di culto, oggetti e simbologie. L’idea di fondo di questo lavoro è quella di cogliere quanto di simbolicamente significativo emerge nei segni delle civiltà, di accostare, fondendoli, elementi di una spiritualità che avvicina le tre grandi religioni monoteiste nate nell’area del Mediterraneo – Ebraismo, Cristianesimo e Islam – facendo emergere una “bellezza del sacro” che va oltre la sola dimensione della devozione. Guidata da una rigorosa visione laica, la fotografa propone una riflessione di alto profilo che si contrappone all’intolleranza di quanti sostengono la supremazia di una sola credenza sentendosi così superiori e proprio per questo non lo sono.
La Sala Espositiva Binario 7 accoglie dal 3 dicembre al 6 gennaio la collettiva “I Grant You Refuge” che si propone di dare voce e visibilità alle sofferenze e alle atrocità che il popolo palestinese sta subendo, grazie alle straordinarie immagini fornite da sei fotografi della Striscia di Gaza (Jehad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Ashtawy, Saeed Jaras, Shadi Al-Tabatibi), in rappresentanza delle decine di fotoreporter che vivono e lavorano nella zona, come testimoni oculari di uno dei conflitti più devastanti del nostro tempo. Il titolo della mostra – curata dal fotografo e filmaker documentarista Paolo Patruno – trae ispirazione dall’omonima poesia della scrittrice e poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nella sua casa nel sud di Gaza da un raid israeliano il 20 ottobre 2023.
La Galleria Civica ospita dal 4 dicembre al 6 gennaio due mostre che mettono a confronto due autori che lavorano sul linguaggio fotografico: “Alveari urbani” di Nicolò Quirico, la cui ricerca ruota attorno alla memoria e alla storia, creando opere che uniscono visione reale e immaginata, e “Fontanesi: come se fosse vero” di Fontanesi, misterioso fotografo celato sotto questo pseudonimo, che lavora su accostamenti di frammenti di realtà che generano immagini nuove tutte giocate sul paradosso.
Nelle opere di Quirico le città – con le loro architetture, geometrie e volumi – si fondono con i libri, custodi della conoscenza e delle esperienze di chi quelle città le ha costruite e abitate. L’autore ha messo a punto una tecnica originale che unisce la fotografia a collage di pagine di libri antichi, rendendo il supporto parte integrante dell’opera. Questo procedimento genera lavori sempre unici e ricchi di materia, in cui l’immagine formale dell’edificio si sovrappone alla testimonianza silenziosa del passato custodita nei testi. Ogni facciata urbana diventa il volto visibile di una storia in continua scrittura; ogni pagina, un mattone simbolico della nostra cultura.
Nel lavoro di Fontanesi l’immagine è una promessa ambigua: rassicura con la sua verosimiglianza, ma tradisce al primo sguardo attento. Non è solo illusione visiva, ma una costruzione paziente di inganni eleganti calibrati con precisione. I frammenti si incastrano con naturalezza, ma nulla è naturale: ogni taglio, ogni simmetria improbabile, ogni combinazione suggerisce una realtà alternativa, perfettamente plausibile — come se fosse vera. L’autore non impone una narrazione, ma suggerisce un dubbio. Le sue immagini non chiedono di essere credute, bensì osservate. L’occhio, abituato a cercare coerenza, si affida all’intuizione più che alla logica, ma è proprio lì che avviene lo slittamento: ciò che sembra vero non regge all’analisi, e ciò che è inventato convince. “Come se fosse vero” è un invito: non a fidarsi, ma a lasciarsi ingannare con complicità. In un’epoca in cui l’immagine è spesso prova, Fontanesi la usa come ipotesi. E il risultato non è una verità, ma una possibilità.
La Biblioteca San Gerardo ospita dal 18 novembre all’8 dicembre la mostra di Valter Belloni “Bambù – Disagio e Resilienza”: immagini intense che rimandano a uno stato di sofferenza evidente ma anche a una forte capacità di resistenza. Un potente progetto visivo che vuole raccontare il disagio fisico e mentale che vivono le molte persone che soffrono di sclerosi multipla. Valter Belloni mette in relazione il corpo con due elementi, una sedia e uno specchio: metafore rispettivamente di aiuto, supporto, prolungamento di sé e d’altro canto di indagine, di ricerca di comprensione di quanto sta accadendo al corpo e quindi fonte di inquietudine. Un percorso visivo ed emotivo che vuole sensibilizzare sulla difficile realtà dei malati costretti a scoprire giorno dopo giorno il progredire dei sintomi, ma che sanno sviluppare una insospettabile resilienza. Caratteristica tipica di una pianta come il bambù.
IL CIRCUITO OFF
La forte novità di questa seconda edizione è il Monza Photo Fest Off, circuito diffuso di 14 mostre esposte in gallerie d’arte, negozi e altri spazi privati della città. L’idea – presente in molte manifestazioni a partire dal festival di fotografia Les Rencontres d’Arles – è quella di creare un festival autenticamente diffuso, un doppio percorso cittadino che rafforza l’offerta culturale e propone itinerari stimolanti per i visitatori.
Da segnalare la partecipazione del Liceo Artistico Della Villa Reale di Monza “Nanni Valentini” con un progetto che ha visto impegnati gli studenti della classe 4C, indirizzo Design, in un workshop in collaborazione con Diorama Progetti fotografici. I ragazzi sono stati chiamati a investigare e individuare, all’interno del territorio di Monza, quegli elementi di design urbano che ogni giorno passano inosservati, cercando di fissare nell’immagine fotografica quello che è il design nascosto nei vari ambiti della città. Perché tutte le realtà urbane, soprattutto quelle con forte valenza storica, non si esprimono solo nei palazzi famosi, ma sono composte anche dagli innumerevoli piccoli elementi spesso trascurati che le rendono affascinanti e diverse a ogni sguardo. Le immagini realizzate dagli studenti saranno esposte nell’Aula Magna del Liceo dall’1 al 5 dicembre.
GLI EVENTI
La formula di questo festival dedicato alla fotografia è aperta e articolata e accanto all’offerta di mostra fotografiche allestite sul territorio cittadino propone una serie di iniziative – incontri, conferenze, proiezioni – che completano il programma.
Gli appassionati possono scegliere fra un incontro con un autore, che indaga sull’identità alla luce della sempre più presente intelligenza artificiale, e un emozionante reportage realizzato da giovani fotografi sulla rivolta popolare in Nepal. Il tema del reportage è al centro della conferenza di Roberto Mutti, mentre un libro di poesie dedicato a Gaza è il tema di un incontro con il curatore, nell’ambito della mostra realizzata con le immagini dei fotografi gazawi.
Consulta qui il programma eventi
Uno strumento importante di Monza Photo Fest è il catalogo cartaceo, distribuito gratuitamente presso tutti gli spazi espositivi e negli ambiti culturali più significativi, per aiutare il pubblico a conoscere l’evento e a orientarsi in città alla ricerca delle mostre fotografiche.
Il programma completo del festival è disponibile su: www.comune.monza.it
