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25 aprile a Rho: “In piazza per costruire una città migliore”

Il Sindaco Andrea Orlandi ha spiegato le ragioni della cerimonia che ha coinvolto centinaia di persone. Una targa Memoria è Libertà" dedicata a Giuseppe Restelli

28 Aprile 2025
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Centinaia di persone hanno seguito questa mattina il corteo organizzato da Amministrazione comunale e ANPI Rho per celebrare con scuole e associazioni l’80esimo anniversario della Liberazione. “Celebrare il 25 aprile – ha dichiarato il Sindaco Andrea Orlandi – è raccogliere il testimone e guardare al futuro. Il miglior modo oggi per essere in piazza è proprio questo: avere la consapevolezza che noi, con la politica, ovvero la costruzione del bene comune, possiamo costruire una città migliore”.

Il programma “80 voglia di libertà” si è aperto questa mattina con la santa messa nella Chiesa Prepositurale di San Vittore, al termine della quale il Sindaco e i vertici delle forze dell’ordine hanno deposto alla memoria di papa Francesco un fascio di fiori all’altare della Madonna. “La storia vive il lutto per la morte del Santo Padre e ci siamo interrogati su come vivere questi momenti – ha detto il prevosto don Gianluigi Frova – Noi ricordiamo una Liberazione frutto di tanti cuori che seppero seguire gli ideali di libertà e carità sociale, cuori che hanno servito con intelligenza e coraggio perché potesse rinascere un Paese più civile. La sobrietà oggi è nei nostri occhi, chi fa polemica coglie dei pretesti, qui a Rho si vive un reale spirito di amore per la nostra Italia. Non si valuta cosa sia sobrio o meno, il buon gusto viene da sé a prescindere dal lutto che la Chiesa vive”.

Alle ore 10.00 è stata inaugurata la mostra “1922 – 1945: vent’anni di storia in prima pagina. Dalla marcia su Roma alla Liberazione nei giornali d’epoca”, realizzata all’Official Point di piazza San Vittore da ANPI Rho con le pagine raccolte nel corso degli anni da Dario Bitto. Accanto alle prime pagine, anche il pannello “Liberazione” Opera Collettiva eseguita dagli studenti dell’Istituto Puecher – Indirizzo Moda, a cura di Elena Cinzia Bega di ANPI Rho e della professoressa Raffaella Guerriero, coordinatrice del progetto.

Durante il corteo aperto dal Corpo musicale cittadino parrocchiale e dai gonfaloni delle associazioni presenti, a partire da ANPI e ANED, ci si è fermati in via Martiri della Libertà davanti alla caserma della Guardia di finanza, che ospitò la Casa del Fascio. Il Sindaco Andrea Orlandi ha ricordato sia i partigiani Giovanni Annoni e Rodolfo Canegrati, sia i martiri di Robecchetto che qui vennero torturati: “In questo contesto non c’erano le case oggi presenti. Le mamme di quei giovani sentivano dalle loro casa le urla dei loro figli. Uomini facevano violenza ad altri uomini. Ricordiamo quei martiri per i valori che hanno difeso”.

Al cimitero centrale onore ai Caduti alla cappella Sacrario dei Caduti, al Sacrario delle Partigiane e dei Partigiani, al monumento ai Caduti per la Resistenza e alla targa dedicata a Giovanni Pesce. “Quest’anno abbiamo ricordato il vicebrigadiere Pietro Meloni alla caserma dei carabinieri e ora ci fermiamo davanti alle tombe dei nostri partigiani – ha detto al Sacrario il Sindaco Andrea Orlandi – Quando entrate al cimitero, soprattutto voi ragazzi e ragazze, leggete i nomi e guardate i volti: a loro dobbiamo tanto, hanno dato la loro vita per noi. Cercate in rete i loro nomi e imparate a conoscere le loro storie”.

In via Madonna, all’altezza dell’attuale civico 75, è stata inaugurata la targa “Memoria è Libertà” dedicata a Giuseppe Restelli, partigiano nelle file della Brigata Alfredo Di Dio, membro del Comitato di liberazione nazionale, noto con il nome di “Catilina”, poi fondatore della Casa di riposo Perini e della Fondazione che oggi porta il suo nome. La targa, voluta da Comune e ANPI, è collocata all’altezza del civico 75 nel punto in cui si trovava la casa in cui Restelli ha vissuto dopo la nascita avvenuta l’8 agosto 1924, oltre cento anni fa. “Qui Peppino Restelli è cresciuto – ha ricordato la cugina Angela Grassi, affiancata dai cugini Elena Pirola, Camilla Pagani ed Enrico Grassi – Qui a soli 18 anni, vedendo morire al gelo una vicina anziana che non aveva nulla con cui scaldarsi, ha deciso di occuparsi di persone anziane e fragili. E così ha fatto contribuendo a fondare la casa di riposo e la fondazione che oggi porta il suo nome. Qui ha scelto di diventare partigiano, con i fazzoletti azzurri della divisione Alfredo Di Dio. Il suo nome era “Catilina”. I ricordi della Resistenza per lui erano quelli più cari, i martiri di Robecchetto erano i suoi amici. Non ha mai tradito i valori della Resistenza e per tutta la vita si è speso per il bene comune”.
Sulla base dei ricordi di Restelli, Angela Grassi ha rievocato quanto accadde a Rho il 26 aprile 1945, giorno della Liberazione della città. Giuseppe Re, direttore della Fondazione Restelli, accompagnato da Antonella Lattuada, Luca Re Fraschini e Giovanni Ferraro, oltre che dalle suore indiane e da personale della Fondazione Restelli, ha ricordato il manager della carità che saputo dedicare l’intera vita al prossimo con concretezza e lungimiranza.

In piazza San Vittore, i discorsi ufficiali sul palco coronato dal tricolore listato a lutto per la morte di papa Francesco. La cerimonia è stata curata e presentata da Paola Cupetti, responsabile dell’Ufficio cerimoniale del Comune di Rho. Il corteo ha avuto come cerimoniere Mario Pesare.

Per primo è intervenuto Mario Anzani, presidente di ANPI Rho: “Il 25 aprile è uno spartiacque. E’ il giorno della Liberazione dalla dittatura e dalla soggiogazione straniera. E’ il giorno di nascita della democrazia italiana. Un giorno di vittoria popolare e di dignità nazionale. Evoca il ritorno all’umano dopo un ventennio di atroci disumanità. Mi piacerebbe che fosse una festa condivisa, come il 14 luglio in Francia: purtroppo le più alte cariche istituzionali, fatta eccezione per il presidente Sergio Mattarella, preferiscono stare in disparte, non ce la fanno a dichiararsi antifascisti e a riconoscere che l’antifascismo è i fondamento della Costituzione repubblicana. Il ministro Musumeci ci esorta alla sobrietà, come se le manifestazioni per il 25 aprile fossero eventi modani. Non sa da quali passioni e sensibilità autentiche siano animate, né quanto insopprimibile sia per gli antifascisti la volontà di continuare a battersi per far sì che l’Italia e il mondo intero siano più connotati dagli ideali che stavano nel cuore dei nostri partigiani e delle nostre partigiane: ideali di pace, fratellanza, libertà, giustizia sociale, salvaguardia dei diritti di ogni persona”.

Anzani ha visto vicino a questi ideali papa Francesco, di cui ha ricordato l’impegno civile: “E’ stato un pastore vicino alle pecore più maltrattate e abbandonate, ha detto in faccia ai potenti della terra quando siano meschini, miopi e disumani la corsa al profitto, quella agli armamenti, le pulsioni guerrafondaie, il respingimento dei migranti, il divario tra ricchi e poveri, l’incuranza verso il surriscaldamento climatico. Ha denunciato la vergogna e la follia della guerra, ha sottolineato che a Gaza si compie un genocidio. Ci mancherà la sua voce, lo salutiamo con riverenza”.

Infine, l’invito a fare propri gli ideali dei partigiani: “Avverto come un tradimento nei loro confronti il delirio guerrafondaio che si respira in Europa. Mi richiamo a Gino Strada: tocca a noi eliminare l’ipotesi della guerra dagli strumenti che regolano la convivenza umana. Ai giovani ricordo il motto del 1968: siate realisti, esigete l’impossibile!”.

Sara De Benedetto, Luca Tagliaferri e Andrea Ferrari, tre scout del Clan Luna Nascente del gruppo Barbaiana-Rho hanno letto alcuni scritto di don Giovanni Barbareschi, medaglia d’argento della Resistenza e membro delle Aquile Randagie, quegli scout di Milano, Monza e Parma che continuarono a compiere attività giovanili clandestine quando il fascismo vietò tutte le associazioni scout. Così hanno concluso: “Abbiamo deciso di trascorrere i prossimi giorni sui sentieri della Val Codera su cui le Aquile Randagie camminavano tutti i giorni per essere testimoni dei valori che ci legano a loro. La Strada ci ricorda che questi ideali, questi valori sono come delle tappe: non è facile arrivarci, ma la fatica è elemento essenziale per poter raggiungere la meta finale, nuovo punto di partenza”.

Viola, Serena, Juanita e Yasmin, studenti della scuola secondaria di primo grado Manzoni, preparati dai docenti Ilaria Alfano, Luca Chilese, Simone Ragatuso, Antonella Dell’Isola, hanno letto poesie di Cesare Pavese, Salvatore Quasimodo e Pietro Calamandrei. Quindi hanno intonato inno nazionale e Bella Ciao.

Il Sindaco Andrea Orlandi ha abbandonato i fogli scritti per il suo discorso e ha parlato a braccio, lasciando scorrere le emozioni e commuovendosi più volte. Ha esordito spiegando le ragioni che lo hanno spinto a confermare il programma del 25 aprile, in concomitanza con il lutto nazionale per la morte di papa Francesco:

“Abbiamo voluto confermare le nostre iniziative, pur listando a lutto la nostra bandiera, segno che non bisogna mai contrapporre due cose importanti, che vanno vissute entrambe e non entrano in contrapposizione. Il fatto che oggi siamo qua, nella piazza, con così tante persone, ci ricorda proprio papa Francesco.

Penso a tre immagini di lui. Quando abbiamo scoperto la sua esistenza: il papa venuto dalla fine del mondo, in mezzo agli ultimi e ai diseredati della terra non lo conosceva nessuno. Si è presentato alla piazza dicendo “Buonasera”, facendo subito capire che la sua missione era in mezzo alle persone.

Una seconda immagine è piazza San Pietro completamente deserta, quando eravamo disperati, non sapevamo dove guardare, in piena pandemia: lui in quella piazza è andato, anche quando era vuota.

Infine il suo ultimo addio. Ha voluto esserci, sempre in piazza, anche quando le sue forze non gli consentivano di essere presente. Avrà avuto mille persone attorno che lo sconsigliavano, per ché sarebbe stata la sua fine ma lui ha voluto tornarci, fino alla fine.

Essere qua oggi in piazza non solo ricorda nel migliore dei modi papa Francesco, ma ci ricorda i valori che lui ha insegnato, che sono gli stessi della Costituzione e della Resistenza: la giustizia, la libertà, l’attenzione agli ultimi, il mettere tutti noi stessi in ciò in cui crediamo. Anche la nostra piazza in quegli anni ha vissuto momenti tragici, immagino i funerali dei partigiani che abbiamo ricordato. E immagino la piazza del 26 aprile, festosa, perché ci si liberava da quel terribile periodo appena concluso. Mi chiedo come mai un partigiano avrebbe dovuto mettere in campo la propria vita. Pensate che non c’era da mangiare, il problema era arrivare fino a sera. La risposta a una esigenza immediata e materiale si è avuta muovendo i grandi ideali: i partigiani non sono stati spinti da soluzioni tecniche, ma dal sognare una città che non vedevano più da tanti anni, perché oppressa dal nazifascismo che aveva inferto ferite mortali nello spirito della comunità. Hanno risposto opponendo obiettivi più grandi. Dovete immaginarli partire, non avevano nulla, né documenti né vestiti. Guardiamo alle montagne su cui sono stati dove la Resistenza è stata atroce, guardiamo alle città del basso Polesine con cui Rho intreccia la propria storia (dove sono stati uccisi i fratelli del nostro Bruno Bevilacqua, una quercia della comunità), in quei punti in cui ci sono stati eccidi corposi in paesi piccolissimi, scatenando quelle ferite enormi che il presidente Mattarella ha evidenziato. Tutto questo ci deve far dire che la pace è possibile e noi dobbiamo ridare speranza alla pace, per non vedere più foto di bimbi martoriati nella striscia di Gaza e notizie dei conflitti che coinvolgono 112 nazioni. Con consapevolezza, i partigiani (le cui voci abbiamo ascoltato nel video rieditato “E’ arrivato Marcello?” di Mario Fumagalli) ci hanno insegnato che con i grandi ideali si vince qualsiasi cosa. Il miglior modo oggi per essere in piazza è proprio questo: avere la consapevolezza che noi, con la politica, ovvero la costruzione del bene comune, possiamo costruire una città migliore. Io ci credo, ci credono i nostri ragazzi. Voglio sperare che tutti gli adulti ci credano nella nostra città, non ne sono convinto ma questo è il lavoro da fare. Viva il 25 aprile, viva Rho, viva la nostra Repubblica antifascista!”.

Al termine il vicesindaco Maria Rita Vergani ha raggiunto Milano con la Polizia Locale che portava il gonfalone di Rho per prendere parte, con la fascia tricolore, al corteo milanese e rappresentare dunque l’intera città alla manifestazione che ha coinvolto le istituzioni lombarde.

Ultima tappa del programma 80 voglia di libertà sarà domani, 26 aprile, alle ore 21.00, al Teatro Civico di Piazza Jannacci, la serata musicale dal titolo Canzonette Partigiane. L’ingresso è gratuito con prenotazione sul sito del Teatro. Protagonista il collettivo “Dinamica, Cantautrici in movimento”, che propone un omaggio alle testimonianze di alcune delle donne partigiane, che con il loro coraggio e le loro azioni hanno partecipato alla liberazione d’Italia.

25 aprileComune di Rho
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