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Salute

In Italia 4 mln obesi, 12 tipi di cancro legati a eccesso di peso

4 Febbraio 2025
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(Adnkronos) – Nel mondo più di un miliardo di persone convive con l’obesità, condizione che in Italia interessa il 10% degli adulti (18-69enni), cioè circa 4 milioni e 100mila cittadini. Il grave eccesso ponderale è un fattore di rischio correlato a 12 diversi tipi di tumore. Però, è ancora scarsa l’attenzione degli operatori sanitari nei confronti dei corretti stili di vita. Nel nostro Paese, solo il 43% delle persone in eccesso ponderale usufruisce di indicazioni per perdere peso da parte dei camici bianchi. Anche i cittadini con altre condizioni di rischio oncologico ricevono poche raccomandazioni sugli stili di vita sani. A meno di 5 fumatori su 10 (48%) viene rivolto da un medico il consiglio di smettere di fumare. Una regolare attività fisica viene consigliata solo al 30% dei sedentari. Ad appena il 7% dei consumatori di alcol viene raccomandato di non bere. "Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il Cancro – spiega Francesco Perrone, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) -. La prevenzione dei tumori deve essere sempre più al centro della nostra attenzione e delle nostre azioni. Nel 2022, nel mondo, sono stati 20 milioni i nuovi casi di cancro e 9,7 milioni i decessi. Il 40% delle morti è causato da fattori di rischio modificabili, in particolare da fumo, consumo di alcol, sedentarietà ed eccesso ponderale. Il tema del World Cancer Day è 'United by Unique, per sensibilizzare cittadini, pazienti e Istituzioni a considerare l’unicità di ogni persona colpita dal cancro, garantendo una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali legati alla malattia".  La nuova dimensione della cura del cancro, infatti, è la "cosiddetta 'people-centred care' che si focalizza a 360 gradi sulla persona colpita dalla malattia, coinvolgendo nel percorso assistenziale anche i familiari e l’intera comunità che circonda il paziente. Questo approccio, che supera quello centrato sul paziente o sulla persona, ha le potenzialità per migliorare i risultati clinici e la qualità di vita – evidenzia Perrone – con un uso più efficiente delle risorse e una riduzione dei costi dell’assistenza". Aiom e Fondazione Aiom, che organizzano oggi a Roma il Convegno nazionale 'World Cancer Day: United by Unique', aderiscono alla Giornata mondiale e sostengono l’obiettivo della campagna.  "Rientra nella 'people-centred care' anche un attento monitoraggio dell’appropriatezza d’uso delle terapie – sottolinea Perrone -. Aiom e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) hanno istituito un gruppo di lavoro, per analizzare l’attività di monitoraggio portata avanti dall’ente regolatorio in campo oncologico. Grazie a questa collaborazione, abbiamo evidenziato che il profilo dei pazienti coinvolti negli studi clinici è diverso rispetto a quello di coloro che, dopo l’approvazione, vengono trattati con gli stessi farmaci nei reparti di oncologia, cioè nella pratica clinica quotidiana".  "Nello studio pubblicato su The Lancet Regional Health Europe – continua Perrone – abbiamo confrontato alcune caratteristiche, al momento dell’avvio di una terapia oncologica, tra i pazienti inseriti in 129 Registri oncologici, per un totale di circa 420mila trattamenti, con le analoghe informazioni relative a oltre 87mila pazienti arruolati nelle sperimentazioni relative alle stesse terapie. Sono emerse differenze importanti: i pazienti dei Registri Aifa presentavano un’età mediana di 5 anni in più, con un +17% di over 65. Questo si traduce in persone più fragili, caratterizzate da più comorbidità. Da qui il ruolo sempre più centrale dei dati real world e dei Registri di Monitoraggio Aifa, che rappresentano uno strumento potente, tra i più avanzati in Europa per generare evidenze di questo tipo. È un aspetto consolidato, infatti, che i dati provenienti dalla pratica clinica possano rappresentare un elemento dirimente nel determinare l’efficacia reale dei farmaci, costituendo un valido supporto ai risultati provenienti dagli studi clinici registrativi".  "Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore – afferma Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom -. Quasi il 60% degli adulti consuma alcol, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 28% è sedentario, il 24% fuma. Serve più impegno per sensibilizzare tutti i cittadini, soprattutto le persone che non adottano stili di vita sani. Il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma, l’obesità a 12. E il fumo, da solo, è responsabile del 25% dei decessi oncologici nel mondo". "La 'people-centred care' porta anche a considerare il contesto sociale di ogni paziente – continua Cinieri -. Ad esempio, il fumo di sigaretta, la sedentarietà e l’eccesso ponderale sono più diffusi fra le persone con difficoltà economiche e un basso livello di istruzione. È già stato dimostrato che i problemi di natura finanziaria determinano una riduzione della sopravvivenza dei pazienti oncologici, con un rischio di morte più alto del 20%, anche in un servizio sanitario universalistico come il nostro. Ora è necessario allargare l’orizzonte dei programmi di prevenzione, considerando l’impatto degli ostacoli economici sull’adesione agli stili di vita sani".  Un cambiamento culturale di grande rilevanza nell’oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente (patient-reported outcomes, PROs), sia nelle sperimentazioni che nella pratica clinica. "I PRO e la qualità di vita del paziente sono sempre più un importante tassello del complesso mosaico di valutazione del valore dei trattamenti oncologici e rientrano a pieno titolo nella 'people-centred care' – spiega Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom -. Questa consapevolezza sta aumentando, anche perché diverse società scientifiche hanno lanciato messaggi a favore del ruolo dei PRO. L’attenzione nei confronti di questi strumenti coinvolge anche le agenzie regolatorie".  "Il risultato è che, negli anni recenti, quasi il 70% degli studi clinici sui tumori include la qualità di vita dei pazienti tra gli endpoint, cioè tra gli obiettivi da analizzare – sottolinea Di Maio -. I dati relativi alla qualità di vita, pur compresi fra gli endpoint, però vengono pubblicati solo in circa la metà dei casi in cui sono stati raccolti. È importante, quindi, migliorare la tempestività con cui queste informazioni sono comunicate e pubblicate. Non solo. Oggi pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. Serve un cambio di passo, perché la raccolta del punto di vista dei malati sull’esito di un trattamento non resti una semplice affermazione retorica ma diventi un metodo imprescindibile". Un contesto che richiede necessariamente un approccio a 360 gradi è quello della cura del cancro nelle zone di guerra. "In estrema sintesi si può affermare che i conflitti armati provocano contemporaneamente una maggiore esposizione al rischio di ammalarsi, una minore possibilità di prevenzione e diagnosi precoce e gravi carenze, sia quantitative che qualitative, nell’assistenza e nella riabilitazione dei malati. Questo vale sia in campo oncologico sia nelle altre discipline mediche", conclude Pirous Fateh-Moghadam, dell’Osservatorio Epidemiologico, Dipartimento di Prevenzione Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento.  Un esempio dell’incremento del rischio cancerogeno si sta realizzando nel conflitto in Ucraina. Lo United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNDRR) sottolinea il pericolo rappresentato dall’amianto, un materiale cancerogeno utilizzato in maniera estensiva in edilizia nel Paese fino a tempi recenti. In Ucraina, infatti, l’uso dell’amianto è stato vietato solo nel 2017 (in Italia nel 1992) e l’UNDRR stima che fino al 60% dei tetti siano rinforzati con amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta quindi creando milioni di tonnellate di macerie altamente pericolose. Durante i crolli e gli incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto sono rilasciate nell’atmosfera e vengono respirate dalle persone. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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