29 luglio 1900, il regicidio di Monza: l’anarchico venuto dall’America

Da Prato all’emigrazione negli USA: chi era Gaetano Bresci e come nacque l'idea di vendicare a Monza la sanguinosa strage di Milano ordinata nel 1898.

Nuovo progetto

Prima di ripercorrere la tragica sera del 29 luglio 1900, data in cui re Umberto I fu assassinato a Monza, è opportuno ricostruire il profilo e la traiettoria biografica del regicida.

Dalla Toscana al confino di Lampedusa

Gaetano Bresci era nato a Coiano, frazione di Prato, l’11 novembre 1869: curiosamente lo stesso identico giorno, mese e anno del principe di Napoli Vittorio Emanuele III, colui che a causa di Bresci salirà anzitempo al trono a soli 31 anni. Figlio di Gaspare e Maddalena Godi (il padre fabbricava e vendeva trecce di paglia per cappelli), Gaetano, dopo aver frequentato una scuola professionale, trovò lavoro come apprendista in uno dei lanifici della cittadina toscana.

Ancora giovanissimo aderì alle sezioni anarchiche locali. A 23 anni, a seguito di uno sciopero, subì una prima condanna a 15 giorni per oltraggio alle forze dell’ordine, con pena poi condonata. Nel 1895 venne assegnato per un anno al confino nell’isola di Lampedusa assieme a una cinquantina di compagni anarchici; ne uscì pochi mesi dopo grazie all’amnistia concessa in seguito alla disfatta dell’esercito italiano ad Adua dell’1 marzo 1896.

L’emigrazione a Paterson e la vita negli Stati Uniti

Tornato in libertà con evidenti difficoltà a trovare un impiego, nel dicembre del 1897 decise di imbarcarsi per New York, dove sbarcò il 29 gennaio successivo. Dalla metropoli statunitense si spostò a Paterson, nel New Jersey, trovando impiego nel setificio «Michele Tisi e C.». In quel centro industriale risiedeva una nutrita e combattiva comunità anarchica, e Bresci non tardò a diventarne un membro attivo.

Nel tempo libero, il giovane toscano si dilettava nella fotografia: convinse una sua modella irlandese dai capelli fulvi, Sophie Knieland, a convivere con lui. La coppia andò a vivere al 363 di Clinton Avenue a West Hoboken. Fu un’unione serena: un anno dopo nacque una bambina, chiamata Madeline in omaggio alla madre di Gaetano.

I cannoni di Bava Beccaris e la decisione dell’attentato

A sconvolgere quell’equilibrio fu la notizia proveniente dall’Italia: l’eco della feroce repressione dei moti del pane a Milano nel maggio 1898, soffocati nel sangue a colpi di cannone dal generale Fiorenzo Bava Beccaris con il pubblico plauso e le decorazioni concesse da re Umberto I. L’episodio fece maturare negli ambienti anarchici d’oltreoceano l’imperativo della vendetta.

Fiorenzo Bava Beccaris
Fiorenzo Bava Beccaris

Bresci acquistò una rivoltella calibro 38 marca «Massachusetts» e iniziò ad allenarsi con ostinazione al poligono di tiro, dimostrando una mira infallibile.

Il rientro in Europa e l’arrivo a Monza

Nella primavera del 1900 annunciò ai compagni la necessità di rientrare in Italia per sbrigare alcune questioni di eredità con i fratelli. Approfittando degli sconti di viaggio concessi in occasione dell’Esposizione Mondiale di Parigi, si imbarcò su un piroscafo francese con scalo a Le Havre. A bordo conobbe una giovane piemontese, Emma Quazzo di Mosso, con la quale si trattenne per qualche giorno nella capitale francese.

Ripartito via Modane, raggiunse Genova e il 4 giugno arrivò a Prato a casa del fratello; dal 20 giugno all’8 luglio soggiornò poi dalla sorella a Castel San Pietro, in provincia di Bologna.

La fase operativa dell’attentato scattò a metà luglio: il 24 luglio Bresci arrivò a Milano alloggiando in un’affittacamere di via San Pietro all’Orto. Due giorni dopo prese il treno per Monza, stabilendosi nella pensione della vedova Cambiaghi, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Mancavano meno di 72 ore all’appuntamento con la storia.

 

di Luciano Genovese

 

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