Salute mentale in carcere, la casa circondariale di Monza coinvolta nel progetto “Giovani al Centro”

Sostegno psicologico e percorsi di reinserimento per 62 giovani in tre istituti.

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Offrire sostegno psicologico, opportunità educative e nuove prospettive di reinserimento ai giovani detenuti che vivono situazioni di fragilità psichica. È l’obiettivo di “Giovani al Centro”, il progetto realizzato dalla Cooperativa A&I scs Onlus e sostenuto attraverso i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che coinvolge anche la Casa Circondariale di Monza.

L’iniziativa viene raccontata in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’ascolto, della prevenzione e della presa in carico delle persone più vulnerabili.

Un progetto per 62 giovani detenuti con fragilità psichica

Il progetto “Giovani al Centro” ha coinvolto complessivamente circa 62 giovani italiani e stranieri, detenuti o sottoposti a misure di comunità, con fragilità psichica.

Le attività si sono svolte in tre istituti penitenziari lombardi: la Casa Circondariale di Monza, la Casa Circondariale di San Vittore e l’Istituto Penale per i Minorenni “Cesare Beccaria” di Milano.

L’obiettivo è offrire ai partecipanti un ambiente educativo stabile, nel quale affrontare le difficoltà emotive e relazionali e sviluppare competenze utili per costruire nuove prospettive di vita, anche dopo la conclusione del periodo di detenzione.

Ascolto, laboratori e percorsi riabilitativi personalizzati

Il progetto si avvale di un’équipe multidisciplinare composta da uno psicologo, un educatore e un docente artistico, che accompagna i ragazzi attraverso attività individuali e di gruppo.

Il percorso comprende spazi protetti di ascolto, laboratori pratico-espressivi e interventi riabilitativi personalizzati. Le attività sono pensate per aiutare i giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni, rafforzare le capacità relazionali e acquisire maggiore consapevolezza delle proprie risorse.

Un aspetto centrale riguarda la continuità del sostegno anche oltre la detenzione, per favorire l’inclusione sociale e lavorativa e ridurre il rischio che le situazioni di fragilità si traducano in nuove condizioni di isolamento.

Il sostegno dell’8×1000 e la continuità delle attività

Il finanziamento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha consentito di mantenere attivi i tre Centri Diurni negli istituti penitenziari coinvolti, garantendo ai partecipanti la possibilità di seguire percorsi educativi e riabilitativi continuativi.

Vera Tommasoni, responsabile dell’area servizi psico-riabilitativi del progetto “Giovani al Centro”, sottolinea l’importanza di questo sostegno, che ha permesso ai giovani adulti in condizioni di fragilità psico-emotiva di beneficiare di relazioni significative con professionisti qualificati e di percorsi personalizzati di crescita.

Secondo la responsabile, l’intervento ha contribuito a rafforzare le competenze personali e relazionali, migliorare la gestione delle difficoltà emotive e ridurre il rischio di isolamento e recidiva, sostenendo al tempo stesso la costruzione di concrete prospettive di inclusione sociale e lavorativa.

Salute mentale, quattro progetti per oltre 3.500 persone

“Giovani al Centro” è una delle quattro iniziative sostenute dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi dell’8×1000 nell’ambito della salute mentale, per un investimento complessivo di 450mila euro e oltre 3.500 persone raggiunte.

Gli altri progetti riguardano l’inclusione sociale delle persone con disagio psichico in Calabria, la prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari tra adolescenti e giovani adulti nelle province di Alessandria, Asti e Vercelli e il sostegno psicosociale ai minori sfollati e con disabilità nella Striscia di Gaza.

Le iniziative condividono l’obiettivo di rafforzare le reti di ascolto e assistenza, contrastando l’isolamento e promuovendo percorsi di cura e inclusione.

“La salute mentale è una dimensione fondamentale della dignità della persona. Quando una richiesta di aiuto resta senza risposta, si indebolisce il tessuto stesso della comunità”, dichiara Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

In questo quadro, l’esperienza realizzata anche nel carcere di Monza evidenzia il ruolo che il sostegno psicologico, le attività educative e le relazioni di fiducia possono avere nei percorsi di recupero dei giovani detenuti, offrendo strumenti per affrontare le fragilità e preparare il ritorno alla vita sociale.

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