Milano, teatro civile al Monumentale: il pubblico diventa giudice con “Avvocata”
Il Cimitero Monumentale presenta "Avvocata", performance teatrale partecipativa dedicata a Tina Lagostena Bassi. Un atto civile che interroga il presente

Il Cimitero Monumentale di Milano, luogo simbolo della memoria collettiva e storica della città, si trasforma nel palcoscenico di un importante progetto di teatro civile. Giovedì 2 luglio alle 19 va in scena “AVVOCATA. Le parole di Tina Lagostena Bassi”, una performance teatrale immersiva e partecipativa incentrata sulla figura del celebre avvocato che ha segnato una svolta epocale nella giurisprudenza italiana e nella battaglia per i diritti delle donne e contro la violenza di genere.
Ideato dal duo artistico composto da Francesca Merli e Laura Serena, lo spettacolo vede in scena l’attrice Anahì Traversi, con drammaturgia firmata da Laura Serena e regia di Francesca Merli. La pièce è una produzione diretta del Cimitero Monumentale, realizzata con il prezioso sostegno di TS Trento Spettacoli.
L’eredità civile di una protagonista del Famedio
Più che un canonico omaggio biografico, lo spettacolo si configura come un vero e proprio atto politico e sociale, volto a riportare nella contemporaneità il pensiero e l’eredità morale di Tina Lagostena Bassi. Il suo nome, non a caso, è stato iscritto dal Comune di Milano all’interno del Famedio, il Pantheon dei cittadini illustri.
Lagostena Bassi è stata la protagonista delle più importanti battaglie giudiziarie per il riconoscimento della dignità femminile nei tribunali e figura determinante nel lungo percorso legislativo che ha condotto, nel 1996, alla storica riforma della legge sulla violenza sessuale, che ha trasformato il reato da delitto contro la morale a delitto contro la persona.
La narrazione debutta con una donna che entra in scena trafelata, ancora in ciabatte: è Tina. Parla direttamente al pubblico, alternando l’arma dell’ironia alla memoria dolorosa e all’indignazione. Sullo sfondo, un telefono che continua a squillare, dove ogni chiamata rappresenta una storia reale, una richiesta d’aiuto, una vita spezzata. Attraverso l’innesto di registrazioni originali, frammenti di arringhe storiche e testimonianze dirette, prende forma il ritratto di una professionista che ha saputo trasformare il diritto in uno strumento di rivoluzione culturale.
Il pubblico diventa giuria: le parole autentiche di “Processo per stupro”
Il cuore pulsante della performance risiede nel totale e attivo coinvolgimento degli spettatori e delle spettatrici. Fin dalle prime battute, il pubblico si ritrova inserito, a sua insaputa, all’interno del perimetro di un’aula di tribunale. Gli astanti vengono investiti dei ruoli di giudice, accusa, difesa e testimone, venendo chiamati a prendere una posizione netta attraverso votazioni palesi.
Durante la performance si sperimenta la lettura collettiva delle trascrizioni e delle parole autentiche tratte da “Processo per stupro”, il primo documentario televisivo su un dibattimento per violenza sessuale, realizzato per la Rai nel 1979 da Loredana Rotondo. Un espediente drammaturgico necessario per confrontarsi in modo diretto con quegli stereotipi e pregiudizi patriarcali che ancora oggi inquinano il racconto mediatico e giudiziario della violenza, alimentando i fenomeni di vittimizzazione secondaria.
La riflessione dell’assessora Gaia Romani sul valore della divulgazione
L’ambientazione all’interno del Cimitero Monumentale amplifica l’impatto emotivo dell’opera: lo spazio del ricordo diventa il luogo in cui la memoria del passato si converte in un quesito stringente rivolto al nostro tempo. Le argomentazioni contro cui si scagliava l’avvocata continuano infatti a riaffiorare in alcune sentenze odierne che minimizzano gli abusi o spostano la responsabilità sul comportamento della vittima.
Questa produzione del Cimitero Monumentale è davvero preziosa. Raccontare la storia di Tina Lagostena Bassi attraverso una performance partecipativa, non come un monumento da celebrare ma come una presenza viva, capace ancora oggi di interrogarci, è importante. Purtroppo abbiamo ancora bisogno delle sue parole e del suo sguardo, che hanno contribuito a cambiare il modo di guardare alla violenza di genere. Portare sulla scena quelle parole e quello sguardo significa compiere un’importante azione di divulgazione culturale, di cui la società ha oggi un forte bisogno: un invito a mettersi in discussione, non come semplici spettatori, ma come persone chiamate a riflettere sul proprio ruolo e sulla responsabilità collettiva nel contrastare la violenza di genere.
Gaia Romani, assessora ai Servizi civici
