Vimodrone, celebrazioni del 25 aprile: il sindaco Veneroni richiama i valori della pace

A Vimodrone le celebrazioni per il 25 aprile con il sindaco Dario Veneroni e l'ANPI. Un monito contro i regimi autocratici e un richiamo alla pace internazionale

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La città di Vimodrone ha celebrato l’anniversario della liberazione con una cerimonia solenne che ha visto una nutrita partecipazione della cittadinanza e delle realtà associative locali. Il corteo istituzionale, guidato dal sindaco Dario Veneroni e dai componenti della giunta comunale, si è snodato attraverso le vie cittadine accompagnato dai rappresentanti della sezione locale dell’A.N.P.I. e dalle diverse sigle del volontariato territoriale.

Il discorso del sindaco: tra memoria storica e attualità

Nel corso del suo intervento ufficiale, il primo cittadino ha reso omaggio alle figure cardine della resistenza italiana, tracciando un parallelo tra i fatti storici del 1945 e le dinamiche politiche contemporanee. Veneroni ha esortato la comunità a mantenere alta la guardia nei confronti delle tendenze autocratiche emergenti, ribadendo la necessità di tutelare i principi democratici dalle sfide del presente.

“Sul piano geopolitico, osserviamo un indebolimento delle regole internazionali. Vediamo affacciarsi un tipo di società dove la supremazia militare o economica prevale sul diritto” ha dichiarato il sindaco: nel suo esame della crisi internazionale, Veneroni ha richiamato l’attenzione sulle sofferenze vissute dalle popolazioni a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, paragonandole alle lotte contro l’oppressione affrontate dal popolo italiano durante il regime nazifascista.

Il valore dell’antifascismo nel 2026

La riflessione istituzionale si è poi concentrata sul ruolo dei valori costituzionali nell’attuale contesto storico. Secondo il sindaco, nell’anno 2026 la parola “antifascismo” deve essere interpretata come la difesa attiva di libertà, giustizia e pace, elementi nati da una lotta collettiva che ha ispirato i padri costituenti.

La cerimonia si è conclusa con l’invito a rinnovare quotidianamente l’impegno civile, sottolineando come la stabilità democratica degli ultimi ottant’anni non debba essere considerata un traguardo definitivo, ma un bene da preservare con convinzione contro ogni forma di prevaricazione e autoritarismo.

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