Helena, come ti sei innamorata della moto?
È successo tutto guardando la tv. Avevo visto un programma, The Grand Tour, e il mio attore preferito in quell’occasione guidava la moto. Mi sono innamorata all’istante e ho deciso che volevo farlo anch’io.
E come hai fatto a convincere mamma e papà?
Ho insistito troppe volte, mi confessa ridendo.
Ma il mio alleato più grande è stato lo zio Miky: è stato lui il più convinto all’inizio, mi ha fatto scoprire che esistevano delle moto piccole per bambini e ha convinto i miei genitori a farmi provare almeno una volta alla scuola moto. Alla fine hanno ceduto.Mamma Alice e papà Andrea: “Ci ha presi per sfinimento” confessano ridendo.
Ti ricordi la prima volta che sei salita in sella?
Ero felicissima, ma è stato anche molto faticoso. Avevo solo 4 anni, eravamo alla scuola moto di Como e faceva un gran caldo. Però, quando sono partita, sono rimasta a bocca aperta: finalmente stavo provando la moto vera. 5 giorni prima ero caduta in bicicletta e al mio primo giro in pista avevo 5 punti sul mento.
Papà Andrea: “Quando l’abbiamo vista uscire dal circuito con un sorriso enorme e abbiamo capito quanto fosse importante per lei. E che non avevamo più scampo, [ride, ndr].
Mamma Alice: “All’inizio l’avevamo portata a vedere gli altri bambini girare sperando che le passasse la voglia, e invece pur di vedere gli altri girare, si è arrampicata sulla rete della pista. Alla fine ci siamo arresi [ride, ndr].
Come concili la scuola, i compiti e gli allenamenti?
Ho provato a fare 2 lezioni di danza ma non mi è piaciuta, ho anche pianto. Adesso, oltre alla moto, faccio anche nuoto. Mi alleno in pista una volta alla settimana, per 2 o 4 ore oltre ai weekend. A volte la stanchezza si fa sentire, tra la scuola, la piscina e la moto, ma cerco di ascoltare me stessa, i miei genitori la maestra e i miei istruttori. È impegnativo, ma mi piace.
Da quanto gareggi e cosa provi quando sei in gara?
Ho iniziato a 6 anni con una gara a Codogno. Ero emozionata. A volte capisco che alla moto mancava la benzina. Adesso vado un po’ in giro, mi sono iscritta al trofeo Simoncelli.
Quando sono in gara penso solo ad andare forte.Papà Andrea: “Helena è iscritta al trofeo Simoncelli e facciamo il giro d’Italia per 6 gare”.
Mamma Alice: “In pista si difende ampiamente”.
Cosa pensi quando sei in pista?
Mi diverto e sono contenta, ma so che posso migliorare. In gara penso ad andare forte, fare le traiettorie giuste e superare. Se uno va piano mi rallenta, rallento e poi lo riprendo. A volte dimentico le traiettorie e faccio a modo mio, ma voglio migliorare. Quando ho vinto la prima volta ero felice perché ho visto che dietro di me c’erano pure i maschi: in quella gara sono arrivata prima.
Ci sono altre bambine che corrono con te?
C’è un’altra ragazza che si chiama Fiamma, poi ne ho conosciute altre molto forti. Mi piace la velocità, ma mi appassiona anche la meccanica: il forcellone, il freno, la frizione. Non so ancora buttare giù il gomito in curva ma imparerò.
Mamma Alice: “Guardare una gara con lei è incredibile: nota tutto, dice quello che avrebbe dovuto fare il pilota e quello che lei avrebbe fatto diversamente”.
Come l’hanno presa i tuoi amici e gli adulti?
Con gli amici è andata bene e la maestra non sapeva cosa dirmi. Gli adulti invece sono curiosi, dicono “Ah che bello”. Una volta la scuola moto ha organizzato una giornata all’asilo e hanno fatto girare tutti e io facevo vedere come si faceva. Una mia amica ha provato, ma poi non ha continuato perché i suoi genitori avevano paura.
In moto si può cadere. Tu hai paura?
Se mi faccio male, mi fa male. Ma poi passa. Una volta, dopo una caduta, mi ero tagliata il labbro. La mamma si è spaventata perché sanguinava molto. Io mi sono guardata allo specchio, ho detto “È solo un taglietto, dai”, mi sono girata e sono tornata verso la moto.
I tuoi genitori come la vivono?
Mamma Alice: “Cerchiamo di darle la maggiore protezione possibile sia mentalmente sia fisicamente. Non lo dico da madre, ma perché osservo come si comporta: è tra i pochi bambini che quando cade si rialza da sola, prendendo la moto e ripartendo subito senza fare storie. Cerchiamo di usare le massime protezioni, sia fisiche che mentali. La storia del taglio è vera: si è guardata allo specchio, ha detto che era “solo un taglietto” ed è tornata alla moto.
Chi fa il tifo per te in famiglia?
Mamma e papà mi incoraggiano molto alle gare. I nonni vengono a vedermi: la nonna si preoccupa tanto e il nonno è contento. Ho anche un fidanzato che va in moto, si chiama Davide a volte sono più veloce io, altre volte lui. Una volta in allenamento lui è caduto, io ero dietro e sono caduta su di lui con il corpo. Per fortuna niente di grave, cose che succedono in pista.
Mamma Alice: “La nonna materna, la nonna Lulù è una grandissima tifosa ma ha paura, quindi viene poco; il nonno Roby invece è sempre presente”.
Che ruolo hanno i genitori?
Papà Andrea: “Abbiamo un motto: Helena deve impegnarsi ad andare veloce, la mamma ci fa sopravvivere con cibo e bere e organizza tutto, e il papà si occupa della moto e dei social. Siamo una squadra. È un impegno grande, riceviamo tanti messaggi positivi e qualche critica, ma cerchiamo di rispondere a tutti e ispirare altre bambine. Mamma organizza tutto il resto: senza di lei dimenticheremmo casco, tuta e cartella. Gestire i social (su Instagram è @helenalaudi18) è impegnativo ma soddisfacente, anche se arrivano critiche non costruttive da altri genitori e noi cerchiamo di tenere Helena fuori da questo”.
Mamma Alice: “Andrea gestisce la manutenzione della moto, anche se a volte sporca tutta la casa, ma poi pulisce [ride, ndr], e cura i profili social. La nostra vita è cambiata tanto: da fidanzati, se Andrea mi proponeva il campeggio minacciavo di lasciarlo, [ride, ndr]. Ora invece stiamo valutando di comprare un camper per le trasferte. È un mondo che ti tira dentro, un ambiente bello dove ci divertiamo”.
Qual è il tuo sogno per il futuro?
Da grande vorrei fare l’istruttrice di moto, perché mi appassiona vedere come i maestri insegnano agli altri. Prima però devo imparare ancora tante cose io.
Ah, e devo anche finire il secondo album dei Pokémon, sono a metà.

Ero felicissima, ma è stato anche molto faticoso. Avevo solo 4 anni, eravamo alla scuola moto di Como e faceva un gran caldo. Però, quando sono partita, sono rimasta a bocca aperta: finalmente stavo provando la moto vera. 5 giorni prima ero caduta in bicicletta e al mio primo giro in pista avevo 5 punti sul mento.
Ho provato a fare 2 lezioni di danza ma non mi è piaciuta, ho anche pianto. Adesso, oltre alla moto, faccio anche nuoto. Mi alleno in pista una volta alla settimana, per 2 o 4 ore oltre ai weekend. A volte la stanchezza si fa sentire, tra la scuola, la piscina e la moto, ma cerco di ascoltare me stessa, i miei genitori la maestra e i miei istruttori. È impegnativo, ma mi piace.
Ho iniziato a 6 anni con una gara a Codogno. Ero emozionata. A volte capisco che alla moto mancava la benzina. Adesso vado un po’ in giro, mi sono iscritta al trofeo Simoncelli.
Mamma Alice: “Cerchiamo di darle la maggiore protezione possibile sia mentalmente sia fisicamente. Non lo dico da madre, ma perché osservo come si comporta: è tra i pochi bambini che quando cade si rialza da sola, prendendo la moto e ripartendo subito senza fare storie. Cerchiamo di usare le massime protezioni, sia fisiche che mentali. La storia del taglio è vera: si è guardata allo specchio, ha detto che era “solo un taglietto” ed è tornata alla moto.