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Una targa ricorda alla Caserma dei Carabinieri di Rho il vicebrigadiere Pietro Meloni

Pietro Meloni, vicebrigadiere dell'Arma che, dopo l'8 settembre 1943, scelse l'opposizione partigiana al regime nazifascista

7 Aprile 2025
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Solenne cerimonia venerdì 4 aprile 2025 alla caserma dei carabinieri di via Pertini a Rho. E’ stata svelata la targa che ricorda Pietro Meloni, vicebrigadiere dell’Arma che, dopo l’8 settembre 1943, scelse l’opposizione partigiana al regime nazifascista nella Brigata Matteotti, venne arrestato e deportato a Flossenbürg (Germania) come oppositore politico, lì perse la vita all’interno del sottocampo di Hersbruck il 7 gennaio 1945.

A ricordarlo i nipoti Carmen e Pietro Meloni, con tutti i familiari; Carlo Uboldi, della Biblioteca Angela Piras con testi sui campi di sterminio; studenti e docenti di Fondazione Clerici, I.T. Mattei, secondaria di primo grado Bonecchi (2F e 3F), le primarie Fernanda Wittgens e Salvo D’Acquisto; il colonnello dell’Arma Massimiliano Rocco; il presidente di ANPI Rho Mario Anzani; il Sindaco Andrea Orlandi e il prevosto don Gianluigi Frova. Accanto a loro il colonnello Emanuela Rocca, alla guida del Gruppo Carabinieri Rho, il maggiore Daniela Nuzzo, a capo della Compagnia di Rho, il luogotenente Luigi Pino e i carabinieri della stazione di Rho affiancati dai militari in alta uniforme, la prima dirigente del commissariato della Polizia di Stato Carmela Perrone, il capitano della Guardia di Finanza Maria Francesca Lattarulo, il vicecomandante della Polizia locale Marcello Riva. Presenti ANED Milano con il presidente Leonardo Visco Gilardi; ANPI Rho e altre sezioni ANPI (Baranzate-Bollate col presidente Giuseppe Parisi; Cerro Maggiore col presidente Stefano Giudici; Abbiategrasso con la presidente Antonella Beri); le associazioni combattentistiche; familiari di deportati nei campi di concentramento; l’onorevole rhodense Fabrizio Cecchetti, il consigliere regionale Carlo Borghetti, il vicesindaco Maria Rita Vergani, gli assessori Paolo Bianchi e Nicola Violante, i consiglieri comunali Clelia La Palomenta, Vito Galliani, Uberto Re.

Meloni era originario di Sassari. La sezione ANPI ” Paolo Comida” di Ozieri (Sassari) ha inviato un messaggio firmato dalla presidente Sandra Zambolin: “Ci stringiamo con affetto alla comunità di Rho, al suo Sindaco e ai familiari tutti del Vice Brigadiere dei Carabinieri Pietro Meloni del quale oggi fate memoria commemorando il suo sacrificio. Un particolare saluto alla nipote Carmen Meloni, a lei siamo grati per averci fatto conoscere la figura del nonno grazie alla condivisione della storia del TRASPORTO 81. Durante questa esperienza il Vice Brigadiere Meloni conobbe tre nostri concittadini: Giuseppe Mazza, Salvatore Becciu e Michele Carraca. Questo è il forte legame tra le nostre due comunità che sarà per sempre”.

La cerimonia, organizzata e presentata da Paola Cupetti, responsabile dell’Ufficio Cerimoniale del Comune di Rho, primo appuntamento del programma di celebrazioni per gli 80 anni della Liberazione, si è aperta con l’intervento di Carmen Meloni, nella duplice veste di familiare e rappresentante di Associazione Nazionale Ex-Deportati Milano: “Questa mattina la storia si fa presente e diventa la storia di tutti noi rhodensi, è la storia di concittadini deportati nei lager, internati nei campi di prigionia, dei partigiani torturati e assassinati con ferocia per avere scelto di opporsi alla dittatura fascista e all’occupazione nazista. Erano contro la guerra e credevano nella giustizia e nella libertà. Sono stati la parte più bella e autentica dell’Italia. Oggi non possiamo non essere preoccupati per gli orrori delle guerre ancora presenti in molte parti del mondo. Abbiamo dimenticato i giuramenti di Mauthausen e Buchenwald, dove i deportati sopravvissuti gridarono “mai più”? La storia non può e non deve essere minimizzata. La memoria deve essere continuamente diffusa tra i giovani perché diventi una difesa contro chi vuole lo stravolgimento dei fatti. Sono trascorsi 80 anni dalla Liberazione e anche dalla morte del nonno: io e mio fratello Pietro non lo abbiamo conosciuto ma ora lo sentiamo vicino. Da Sassari venne in Lombardia, si sposò e nacquero due figli, Sergio e Giuseppe, nostro padre”.

Già a Sassari Meloni era allievo carabiniere a cavallo, doveva essere in congedo illimitato dopo la ferma di tre anni, ma nel 1938 fu richiamato nella Legione dei Carabinieri reali del distretto di Monza. Nel 1943 la Repubblica Sociale Italiana sciolse l’Arma e le caserme divennero sedi operative della GNR, Guardia Nazionale Repubblicana, che sostituì i carabinieri nei compiti di gendarmeria: “Da subito la GNR compì devastazioni, eccidi di civili, rastrellamenti, arresti e deportazioni con ferocia inaudita. Molti carabinieri svolsero le loro mansioni ufficialmente, affiancandosi però alle divisioni partigiane, riuscendo a osteggiare l’azione dei tedeschi e del governo fascista. Misero in salvo perseguitati politici, ebrei, renitenti alla lega. Anche nonno Pietro lavorava come impiegato in una caserma a Milano. Apparteneva alla Brigata Matteotti. Il 22 luglio 1944, mentre era in convalescenza per una malattia polmonare, fu arrestato in piazza Duomo dalle SS e portato al carcere di San Vittore, accusato di far parte di formazioni operanti per la Liberazione. Fu trasferito al lager di Bolzano, il 5 settembre partì con altri 431 deportati per il lager di Flossenbürg, venne immatricolato col numero 21505 e gli fu assegnato il triangolo rosso, in quanto deportato per motivi politici. Il 30 settembre venne trasferito al sottocampo di Hersbruck dove il 7 gennaio 1945 fu registrata la sua morte. Il Comune di Rho e Anpi Rho gli hanno dedicato una pietra di inciampo davanti alla casa di via don Tazzoli il 27 gennaio 2022”.

Carlo Uboldi della Biblioteca “Angela Piras” di Mazzo ha letto due stralci tratti dalla Memoria “Rivisitazione, Flossenburg, Hersbruck”, scritta dall’ ultimo sopravvissuto del Trasporto 81 Vittore Bocchetta. Anita Galli e Massimo Vaiani della scuola secondaria di primo grado “Bonecchi” hanno letto “La ballata delle ceneri” accompagnati dalla professoressa Carmen Remato. Giusy Micali della scuola primaria Salvo d’ Acquisto e Fulvia Sciascia della “Fernanda Wittgens” hanno illustrato il contenuto degli elaborati che i loro alunni hanno realizzato per l’evento.

Quindi, l’intervento di Mario Anzani, presidente di ANPI Rho, autore della proposta della targa: “Questa targa, apposta in una caserma, potrà aiutare a vivere in presente con maggiore consapevolezza e senso di responsabilità. Può pungolare i giovani e le giovani in servizio a essere degni della divisa che indossano. Furono migliaia i carabinieri che rifiutarono di far parte della GNR, unendosi alle formazioni partigiane. Altri, pur mantenendo il ruolo di presidio del territorio, non si piegarono ai voleri di Mussolini e diedero una mano alla Resistenza con attività di depistaggio e fornendo informazioni ai partigiani. Meloni prestava servizio a Baggio. Nella nostra città i carabinieri erano allora comandati dal maresciallo Mariano Monzella. Anch’egli, ancorché arruolato nella GNR, si prodigò per sostenere la lotta di Resistenza mantenendo stretti contatti con la brigata Rhodense. Con lui tenne costanti rapporti la partigiana Renata Favini, indirizzata a lui da Agostino Casati, per scongiurare l’arresto dei renitenti alla leva. E’ una bella pagina di storia da ricordare. Lo faremo con l’opuscolo che ANPI prepara per il 25 aprile”.

Infine, Anzani ha rivolto un elogio pubblico al luogotenente Luigi Pino, a capo della Stazione dei carabinieri di Rho: “Conosco da lungo tempo l’autentico senso delle istituzioni e lo spirito democratico con cui svolge le funzioni di comandante. Valori che ne fanno un degno successore del maresciallo Monzella. La Città e l’ANPI gli debbono gratitudine”.

E’ quindi intervenuto il colonnello Massimiliano Rocco, a nome del comandante della Legione Carabinieri Lombardia Giuseppe De Riggi: “Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a questa cerimonia e il presidente ANPI Rho per le belle parole rivolte al comandante della Stazione. Mi rivolgo ai ragazzi presenti qui oggi. Oggi avete davanti l’esempio di un uomo, un carabiniere, morto per gli ideali di libertà. Lo ricordiamo come partigiano e combattente, ma anche come padre che non ha visto crescere i figli. Noi possiamo godere della bellezza del nostro Paese grazie a uomini come lui, a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà. La guerra è brutta, non è quella della play station, è sangue, è violenza e morte. Come Pietro Meloni tanti altri carabinieri sono stati impegnati su fronti di guerra. E i militari che vedete qui oggi in divisa tutti i giorni escono sulle strade per gli stessi concetti di tutela della libertà di ottant’anni fa. Salutateli quando li vedete, ne saranno contenti. L’Arma è famosa per le migliaia di stazioni che sono presìdi dell’Italia anche nei paesi più piccoli. Oggi è la festa di tutte le persone che hanno combattuto per noi e anche un po’ di tutti i carabinieri fieri del loro ruolo”.

Il Sindaco Andrea Orlandi ha preferito parlare a braccio, rivolgendosi ai ragazzi: “Vi racconto un aneddoto scoperto in un archivio, che parla di 80mila lire che oggi varrebbero 7mila euro. Pietro Meloni ha dato tutto, vita compresa, e questo ha anche messo in pericolo la sua famiglia. Quando i partigiani venivano arrestati, i familiari erano a rischio. Quando vennero a perquisire la sua casa, sottrassero quelle 80mila lire, anche se non venne scritto nel verbale della perquisizione. Finita la guerra, venne dato atto di questo. E’ un particolare che ci racconta quegli anni. Perché con chi è morto per la libertà ricordiamo anche le famiglie. Oggi, ospiti della caserma, osserviamo la bandiera tricolore e lo stemma con il motto Nei secoli fedele. Tutti dobbiamo capire che le istituzioni sono al nostro servizio, dobbiamo innamorarcene. Voi per primi, con le vostre bandierine tricolore, rendete onore a chi serve l’Italia. Bello vedere i più piccoli membri della famiglia Meloni: a Pietro e a tutti i partigiani guardiamo come ai nostri nonni, di cui tramandare memoria. Li immagino guardare dalle finestre delle loro camere una città schiacciata dalla dittatura, una città in cui non si riconoscevano: uscirono e agirono per migliorarla. Lo hanno fatto fino a mettere in gioco la stessa vita, il bene più prezioso. Oggi la targa a Pietro Meloni è memoria viva della sua scelta per la libertà di tutti. Viva la libertà, viva la democrazia!”.

A leggere la targa, dopo lo svelamento, uno dei giovanissimi studenti, Luca. Questo il testo:

MEMORIA È LIBERTÀ In ricordo del Vicebrigadiere dei Carabinieri PIETRO MELONI Nato a Sassari l’11 ottobre 1906, in vita residente a Rho, in servizio presso la Stazione Carabinieri Milano Baggio, il 22 luglio 1944 venne arrestato dagli occupanti tedeschi con l’accusa di sovversione politica. Recluso nel carcere milanese di San Vittore, venne trasferito nel campo di transito di Bolzano, per essere poi deportato nel lager nazista di Flossenbürg in Germania, ove morì il 7 gennaio 1945 all’interno del sottocampo di Hersbruck.

Al prevosto don Gianluigi Frova il compito di impartire la benedizione: “Si è parlato di cuori nell’abisso di una immensa tragedia. Benedire una targa non è renderla sacra, ma benedire i cuori perché sia aprano a un abisso di bene. Guardare al cielo rende migliori, l’augurio è che il cuore di Pietro Meloni si riproduca ancora oggi e generi il bene”.

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