29 luglio 1900, quattro colpi nella notte: l’agguato mortale a re Umberto I
La cronaca dell'agguato mortale a re Umberto I a Monza per mano dell'anarchico Gaetano Bresci. Scoppia il caos. (Seconda Puntata)

di Luciano Genovese
Domenica 29 luglio 1900: un giorno fissato dal destino per l’incrocio letale tra Gaetano Bresci e il sovrano d’Italia.
La giornata del Re tra Parco Reale e Vedano
Dopo i drammatici fatti del 1898, il clima politico appariva formalmente tornato alla calma. La corte reale, secondo consuetudine estiva, risiedeva alla Villa Reale di Monza. Di buon mattino, re Umberto I montò in sella a uno dei suoi purosangue per cavalcare nel Parco con il suo aiutante di campo, il generale Alessandro Avogadro di Quinto. Attraverso un vialetto tracciato all’interno del parco, raggiunse la vicina Villa Litta a Vedano al Lambro per far visita a donna Eugenia, sua storica confidente e amante, allora sessantatreenne.
Rientrato a corte, il sovrano sbrigò la corrispondenza istituzionale, ascoltò la messa nella cappella del Piermarini e pranzò insieme alla regina Margherita. Nel pomeriggio, caratterizzato da un’afa soffocante, Umberto riposò fino alle 17, passeggiò nei giardini e cenò leggermente. In serata era atteso al saggio ginnico organizzato dalla società «Forti e Liberi», che vedeva la partecipazione di oltre 500 atleti nella vicina via Matteo da Campione. La regina Margherita scelse di rimanere a palazzo, non gradendo l’esibizione esclusivamente maschile.

Le ultime ore di Bresci: il pranzo al «Caffè del Vapore»
Bresci visse quella domenica con una calma quasi irreale. Svegliatosi a tarda mattinata, verso mezzogiorno si concesse un gelato nella latteria di corso Milano gestita da Maria Carenzi. Poco dopo attraversò la strada ed entrò al «Caffè del Vapore» di Luigi Merisio, sedendosi a un tavolo di fronte a un avventore sconosciuto. I due scambiarono poche parole e ordinarono lo stesso menù: brodo, spezzatino con contorno, formaggio, frutta, pane e vino, per un conto complessivo di 4 lire e 90 centesimi.
Al momento di pagare, Bresci insistette per saldare l’intero importo con uno scudo da 5 lire, lasciando il resto al cameriere Antonio Bosisio. Congedandosi dall’incredulo compagno di tavolo, pronunciò una frase profetica: «Forse lei si ricorderà di me per tutta la vita». Quell’uomo – si scoprirà in seguito – era Teodoro Annovazzi, un commerciante ventisettenne di Vigevano giunto a Monza per affari. Nel pomeriggio Bresci consumò altri gelati per combattere la calura e saltò la cena.
L’attesa in via Matteo da Campione
Informato dell’impegno pubblico del re, in serata risalì via Italia e via Carlo Alberto, costeggiando in piazza Citterio la statua in marmo di Vittorio Emanuele II (il «Re de Sass»). Giunto al campo sportivo di via Matteo da Campione, entrò poco dopo l’arrivo della carrozza reale e prese posto in terza fila.
Le gare ginniche, iniziate verso le 20.30, erano state sospese un’ora dopo per accogliere la carrozza a quattro cavalli del sovrano, scortato dai generali Avogadro ed Emilio Ponzio Vaglia. Ad attenderlo c’erano il deputato radicale Alessandro Pennati e il sindaco Enea Corbetta. Ultimata la cerimonia di premiazione (vinta dalla compagine di Trento, allora terra irredenta), Umberto I scese dal palco tra gli applausi del pubblico e risalì sulla vettura.
I colpi di pistola e il caos a Monza
Erano le 22.28. Non appena la carrozza mosse i primi passi, Gaetano Bresci balzò in avanti, estrasse la rivoltella e sparò quattro colpi in rapida successione. Tre proiettili centrarono il bersaglio: alla spalla, a un polmone e al cuore.
«Credo di essere ferito», mormorò il re prima di accasciarsi sui cuscini. A causa della calura estiva e della familiarità del luogo, Umberto non indossava la consueta maglia d’acciaio protettiva che era solito portare dopo i falliti attentati di Passannante e Acciarito: una fatale imprudenza. Il cocchiere spronò i cavalli verso la Villa Reale a rotta di collo, ma all’arrivo dei medici e della regina Margherita il sovrano era già spirato.
Sul campo sportivo scoppiò il caos. Bresci tentò di dileguarsi tra la folla ma venne bloccato con un placcaggio da Giorgio Pirovano, un ginnasta della «Forza e Coraggio» di Milano, e subito sottratto dai Carabinieri al linciaggio della folla. La notizia rimbalzò immediatamente nelle redazioni: il corrispondente del Corriere della Sera dettò via telegrafo lo scoop notturno: «Hanno assassinato il Re!».
Scopri la prossima puntata di Gaetano Bresci lunedì 9 novembre
