Tumori, a Milano il primo centro al mondo per lo studio del vaccino anti-melanoma
L'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è il primo centro al mondo per pazienti reclutati nello studio sul vaccino a mRNA contro le recidive del melanoma

Un vaccino terapeutico personalizzato e costruito su misura per ogni singolo paziente, in grado di addestrare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue. È la nuova frontiera dell’immunoterapia contro il melanoma ad alto rischio di recidiva, al centro dello studio internazionale di fase 3 denominato Interpath-001, che vede l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano protagonista a livello mondiale. I risultati a due anni della ricerca multicentrica, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica e in via di pubblicazione sul The New England Journal of Medicine, confermano l’efficacia dell’associazione tra il vaccino personalizzato a RNA messaggero e pembrolizumab, anticorpo monoclonale già impiegato nella cura della patologia.
L’istituto milanese di via Venezian si è affermato come il primo centro al mondo per numero di pazienti arruolati nell’ambito della sperimentazione globale, con 128 persone sottoposte a screening e 82 effettivamente trattate. Come sottolineato dal professor Michele Del Vecchio, direttore dell’Oncologia medica melanomi dell’Istituto, il traguardo raggiunto nasce dal lavoro multidisciplinare coordinato tra chirurghi, dermatologi, oncologi, infermieri di ricerca, data manager e farmacisti ospedalieri. Il risultato prosegue la tradizione scientifica avviata negli anni da Giorgio Parmiani, oncologo e immunologo di fama internazionale che proprio nell’istituto milanese ha aperto la strada alla ricerca sull’immunoterapia dei tumori.
Funzionamento del trattamento personalizzato e riduzione del rischio di recidiva
La terapia viene somministrata dopo l’intervento chirurgico per prevenire la ricomparsa della malattia. Il processo di preparazione prevede l’invio del tessuto e del sangue del paziente negli Stati Uniti, dove tramite avanzate tecniche di laboratorio viene sintetizzato un RNA messaggero in grado di codificare fino a 34 neoantigeni specifici della massa tumorale. Il preparato, iniettato per via intramuscolare fino a un massimo di nove dosi a cadenza trisettimanale, stimola la risposta immunitaria e genera linfociti T capaci di distruggere i microfocolai tumorali non visibili con gli esami radiologici.
I dati clinici emersi dallo studio evidenziano che l’aggiunta del vaccino a mRNA alla sola immunoterapia riduce del 42 per cento il rischio di ripresa della patologia e del 38 per cento la probabilità di sviluppare metastasi a distanza, mostrandosi particolarmente efficace dopo sei mesi dall’avvio del trattamento e senza causare un aumento della tossicità. I risultati positivi aprono ora la strada all’applicazione della medesima tecnologia a mRNA anche per il trattamento in fase metastatica e su altre forme tumorali solide, tra cui i tumori al polmone, al pancreas e all’apparato urogenitale.
