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title: "I pugni buoni di Giacobbe Fragomeni"
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published: "2026-10-20T09:01:57+02:00"
modified: "2026-10-13T12:54:14+02:00"
description: "Da una difficile periferia al titolo mondiale, fino alla scelta di guidare i ragazzi."
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# I pugni buoni di Giacobbe Fragomeni

## Fare la differenza, anche giù dal ring

Sebbene non possa dire di essere un grandissimo appassionato di boxe, quando prendo appuntamento con Giacobbe Fragomeni per la mia intervista devo ammettere che sento un’emozione che è un misto tra tensione e ammirazione.  
D’altronde parliamo di uno dei pochissimi pugili Italiani ad aver conquistato la cintura di campione del mondo, oltre ad essere stato assoluto protagonista della boxe internazionale degli anni 90 e del primo decennio del nuovo secolo. Mica pizza e fichi.

![](https://cdn.quindicinews.it/2026/10/Giacobbe-Fragomeni_maglia.jpeg) Eppure, quando gli stringo la mano e mi siedo a bordo ring con lui che ha appena finito di allenare uno dei suoi ragazzi, mi sento improvvisamente rilassato, come se mi sedessi a bere una birra con un vecchio amico che non vedo da un po’.  
Mi lascio avvolgere dai suoi racconti, dalle sue emozioni, fatte soprattutto di ricordi, di persone e di attimi.  
L’emozione di quando mi parla del suo maestro, Ottavio Tazzi, detto “il nonno”, di cui mi mostra fiero la foto appesa in palestra, è talmente visibile sul suo viso che decido proprio di partire da lì, dalle **emozioni**, per farmi raccontare la sua storia.

### Fierezza

Questa è la parola che usa quando mi racconta la maggior parte dei suoi traguardi, in particolare il primo, quel titolo di Campione Italiano arrivato da dilettante, nel 1994. Per lui, giovane sbandato cresciuto nell’estrema periferia di Milano, passare dall’essere un mezzo tossico (parole sue) ad un Campione, in meno di 4 anni, è qualcosa di speciale, qualcosa che lo segnerà e lo motiverà per tutta la sua carriera, e anche dopo.

### Immenso

Usa questa parola per descrivere la prima volta in cui ha indossato la maglia azzurra e ha sentito l’inno d’Italia con quella divisa appiccicata alla pelle. Curioso che la prima convocazione in Nazionale sia arrivata dopo una sconfitta ai punti con Vincenzo Cantatore: l’allora Commissario Tecnico vide in lui qualcosa che probabilmente nemmeno lui vedeva ancora di sé stesso.

### Svolta

Nel 1996 Patrizio Oliva diventa Commissario della Nazionale e lo aiuta a modificare la sua tecnica: un duro lavoro che sfocia nella vittoria del titolo europeo, nel 1998. Nei suoi occhi vedo un fuoco diverso, come se quel giorno abbia capito di poter davvero raggiungere risultati strabilianti.

[![Giacobbe Fragomeni RING](https://cdn.quindicinews.it/2026/10/Giacobbe-Fragomeni_RING-400x315.jpeg)](https://cdn.quindicinews.it/2026/10/Giacobbe-Fragomeni_RING-840x662.jpeg)[![Giacobbe Fragomeni](https://cdn.quindicinews.it/2026/10/Giacobbe-Fragomeni_-400x267.jpeg)](https://cdn.quindicinews.it/2026/10/Giacobbe-Fragomeni_-840x560.jpeg)

In ogni storia di pugilato che si rispetti, la saga di Rocky ce lo ricorda, c’è sempre una caduta che preannuncia una rinascita. Nella storia di Giacobbe ci sono già tante cadute e tanti ostacoli, ma forse a quel punto doveva succedere qualcosa perché lui potesse dimostrare davvero di meritarsi quello che sognava da tempo.  
Le Olimpiadi del 2000, altra grande emozione dopo l’infortunio subito ad Atlanta nel 1996, non vanno bene, e la morte della mamma, Rita, ovviamente non lo aiuta. Giacobbe pensa di ritirarsi, e il suo corpo sembra assecondarlo quando nel 2002 si rompe il tendine del bicipite brachiale.  
Chissà cosa gira in quegli anni nella testa di quell’omone gigante che davanti a me si definisce “troppo buono” ma anche estremamente testardo. Io mi immagino che a motivarlo, in quei giorni e mesi che sembravano tutto tranne che vincenti, sia stata l’idea di voler sempre essere d’esempio ai giovani, a tutti quelli che come lui avevano e avranno qualcosa da dimostrare o da riscattare nella vita.  
Giacobbe, che nel 2008 riceverà l’Ambrogino d’oro dall’allora sindaco Moratti per il suo impegno verso i giovani e la comunità, oggi si impegna quotidianamente, con le sue due palestre e non solo, per tenere lontani i ragazzi dalla strada e dargli opportunità e prospettive, e mi piace pensare che sia anche per loro che abbia lottato duramente per tornare sul ring dopo un infortunio che avrebbe interrotto la carriera di molti altri pugili.

**Indescrivibile**: è proprio nel 2008 che vince il suo titolo mondiale, entrando nel “club” ristretto dei pugili che hanno avuto la possibilità di indossare quella cintura così prestigiosa. *Indescrivibile* credo anche io sia la parola giusta, dopo anni di sacrifici e sogni infranti per un soffio. Forse per un pugile ancora di più, perché di fatto prende anche un sacco di pugni per arrivarci: **pugni reali**, non quel tipo di pugni che spesso ognuno di noi sente di aver ricevuto nella vita.  
Per assurdo lo vedo illuminarsi ancora di più quando mi racconta quello che sta facendo ora che ha definitivamente appeso i guantoni al chiodo (ma si sa, che per un pugile la parola fine è un concetto astratto…) dopo che aveva capito che voleva dedicarsi di più alla famiglia, agli affetti.  
Ora sogna di diventare un grande maestro, come quello che ha avuto lui magari. Mi colpisce un frase.

> Voglio aiutare i ragazzi a tirare fuori ciò che loro non sanno ancora di avere, ma che io vedo chiaramente!

Per me che di mestiere vedo sogni già realizzati ancor prima di essere sognati, questa frase dice tutto di questo Grande Uomo, che mi ha accolto nella sua palestra e che vuole lasciare nel mondo la sua traccia: una traccia fatta di sacrifici e di vittorie, di cadute e di rinascite, certo…  
… ma soprattutto una strada fatta di “pugni buoni”, quei pugni che si aprono per tendere una mano a chi ne ha bisogno. Anche se forse ancora non lo sa.

*Andrea Energy Zavaglia*
