Salviamo il Bosco delle Querce: l’appello delle associazioni contro la Pedemontana a Meda e Seveso

Mentre il Bosco delle Querce è sotto i riflettori per i 50 anni dal disastro Icmesa, 11 associazioni firmano un appello per salvarlo dai cantieri dell'autostrada Pedemontana.

alberi abbattimento

Nel giorno esatto in cui ricorre il 50° anniversario del disastro industriale dell’Icmesa del 1976, con la visita ufficiale a Seveso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si solleva un grido d’allarme corale dal mondo ambientalista. Undici associazioni del territorio, guidate dal comitato Suolo Libero, hanno lanciato un accorato appello congiunto per chiedere la salvaguardia integrale del Bosco delle Querce, un simbolo di rinascita ecologica oggi seriamente minacciato dall’avanzamento delle grandi infrastrutture viarie.

Al centro della protesta ci sono i cantieri per la realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda. I piani esecutivi dell’opera prevedono infatti l’abbattimento di oltre 3.200 alberi adulti proprio all’interno di quella fascia boschiva. Una decisione definita paradossale dai comitati, che contestano la scelta istituzionale di commemorare la tragedia della diossina permettendo, contemporaneamente, la distruzione del polmone verde nato sulle ceneri di quel disastro.

Un patrimonio di rilievo europeo e un ecosistema da proteggere

I firmatari del manifesto sottolineano come l’area boschiva non sia semplicemente un parco locale, ma un ecosistema complesso e un luogo della memoria dal valore inestimabile, tutelato da riconoscimenti formali e leggi costituzionali:

  • Marchio del Patrimonio Europeo: Il Bosco delle Querce è stato insignito di questo prestigioso titolo internazionale per il suo profondo significato storico, ambientale e di resilienza comunitaria;
  • Biodiversità e avifauna: Studi scientifici e i monitoraggi curati dall’ornitologo Mirko Galuppi documentano la presenza stabile e la nidificazione di specie protette di primaria importanza, tra cui lo Sparviere, il Gufo comune e il Lodolaio, che rischiano di perdere il proprio habitat naturale;
  • Alberi Monumentali: All’interno del perimetro vegeta il “Grande Pioppo”, un esemplare storico inserito nell’elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d’Italia e sopravvissuto alla nube tossica del 1976;
  • Rispetto della Costituzione: Le associazioni richiamano l’Articolo 9 della Costituzione Italiana, che impone la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi nell’interesse preminente delle future generazioni.

Il nodo delle compensazioni ambientali in una Brianza cementificata

La mobilitazione si innesta in un quadro territoriale già fortemente critico. Secondo i dati ufficiali dell’ISPRA, la provincia di Monza e Brianza detiene il primato nazionale per il consumo di suolo, con oltre il 41% della superficie totale ormai artificializzata e ricoperta dal cemento.

I comitati respingono con fermezza l’efficacia delle cosiddette opere di “compensazione ambientale” proposte dai costruttori. Secondo gli attivisti, la piantumazione di giovani alberelli non può in alcun modo controbilanciare o sostituire la perdita di un ecosistema maturo, sviluppatosi lungo un arco cronologico di cinquant’anni, con la sua fitta rete di relazioni ecologiche, il suo microclima e il suo valore storico insostituibile.

Le sigle firmatarie del comunicato congiunto

L’appello per bloccare i tagli e rivedere il tracciato dell’infrastruttura vede una convergenza di forze ecologiste e civiche mai così compatta. Oltre a Suolo Libero, il testo è stato ufficialmente sottoscritto da Alberi Monumentali Brianza, Comitato Civico Ambiente, ENPA, Fondo Forestale Italiano, Greenpeace Gruppo Locale Milano, LAC, LAV, Legambiente Seregno, LIPU Sezione Milano e Pro Parco Nostri Amici Animali. Il testo integrale e i dettagli della mozione popolare sono stati resi disponibili sulle piattaforme informative dei comitati per favorirne la massima condivisione.

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