Maggio mese di prevenzione sul tumore ovarico in Asst Rhodense
Parlare di tumore ovarico, riconoscerne i sintomi e rivolgersi agli specialisti in caso di segnali persistenti è il primo passo per rafforzare la prevenzione.

Maggio è il mese della prevenzione del tumore ovarico. Dal 2013, oltre a essere associato alla Festa della Mamma e alla primavera, il mese è legato anche alla Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione su una delle neoplasie più subdole dell’apparato genitale femminile.
Asst Rhodense richiama l’attenzione sull’importanza dell’informazione, della prevenzione e dei controlli ginecologici regolari. Il tumore dell’ovaio è infatti spesso difficile da riconoscere nelle fasi iniziali, perché i sintomi possono essere vaghi e confusi con disturbi comuni dell’apparato digerente.
Una neoplasia spesso diagnosticata tardi
Il tumore ovarico è il settimo tumore più comune a livello globale e l’ottava causa di morte nella popolazione femminile mondiale. In Italia si registrano ogni anno oltre 5mila nuove diagnosi.
La malattia rappresenta la quarta causa di morte per tumore nelle donne sotto i 50 anni e la quinta nella fascia tra i 50 e i 69 anni. Nonostante questi numeri, la diagnosi arriva spesso quando la patologia è già in fase avanzata.
Secondo quanto evidenziato da Asst Rhodense, il 69% delle donne colpite non sapeva di avere la malattia prima della diagnosi. Per questo è fondamentale conoscere sintomi, fattori di rischio e strumenti utili alla prevenzione.
I sintomi da non sottovalutare
Gonfiore addominale persistente, perdita di appetito, senso di sazietà dopo pochi bocconi, dolore pelvico o addominale e necessità frequente di urinare sono segnali che meritano attenzione, soprattutto se persistono nel tempo.
Il tumore ovarico è particolarmente insidioso anche perché può svilupparsi sulla superficie delle ovaie e diffondersi rapidamente all’interno dell’addome. Una diagnosi precoce può però cambiare in modo significativo la prognosi: se individuato in tempo, il tasso di sopravvivenza può arrivare all’85-90%.
Controlli, familiarità e stili di vita
Asst Rhodense ricorda che il Pap test non individua il tumore ovarico, poiché è utilizzato per lo screening del tumore del collo dell’utero e non per le lesioni a carico degli annessi.
La familiarità ha un ruolo rilevante: tra il 15% e il 25% dei casi diagnosticati è legato a una storia familiare di tumore dell’ovaio, della mammella o dell’utero. Anche le mutazioni ereditarie dei geni Brca1 e Brca2 possono incidere sul rischio di sviluppare la malattia.
Tra i fattori di rischio rientrano inoltre obesità, fumo e sedentarietà. Non esistono programmi di screening pienamente affidabili, ma ecografia transvaginale e controlli ginecologici regolari possono essere d’aiuto, soprattutto per le pazienti considerate a rischio.
Il messaggio di Asst Rhodense è: parlare di tumore ovarico, riconoscerne i sintomi e rivolgersi agli specialisti in caso di segnali persistenti è il primo passo per rafforzare la prevenzione.
