Addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega
Milano saluta Umberto Bossi. Dalla nascita della Lega Lombarda al fortino di via Bellerio, ecco il racconto del legame indissolubile tra il Senatur e la città

Milano, la città che lo aveva adottato politicamente e che aveva trasformato nel palcoscenico della sua rivoluzione in canottiera, si è svegliata oggi orfana di Umberto Bossi. Il “Senatur” era legato a doppio filo con il capoluogo lombardo, che per oltre 30 anni è stato il quartier generale del movimento leghista tra gli slogan “Roma ladrona” e “Padania libera”.
Proprio a Milano, tra le nebbie dei primi anni ’80 e i tavolini dei bar di periferia, Bossi aveva intuito che il malessere del ceto produttivo lombardo necessitava di una voce nuova. Una voce che trovò casa nello storico sodalizio con il cognato Giuseppe Leoni e che portò alla nascita della Lega Lombarda, il cui simbolo — il guerriero Alberto da Giussano — campeggiava fiero nei primi manifesti affissi tra via Bellerio e il centro città.
Via Bellerio: il fortino milanese
Il legame tra Bossi e Milano ha un indirizzo preciso: via Bellerio. La sede storica della Lega è stata per decenni il cuore pulsante della politica nazionale. Da quel palazzo alla periferia nord di Milano, Bossi ha dettato l’agenda di governi, ha orchestrato la rottura con Berlusconi nel 1994 e ha lanciato le sue provocazioni più celebri. Per i milanesi, via Bellerio non era solo una sede di partito, ma il simbolo di un decentramento preteso a gran voce, il luogo dove la politica si faceva “con la pancia” e non nei salotti buoni.
Il rapporto con la “Milano da bere”
Umberto Bossi ha rappresentato l’antitesi della Milano patinata degli anni ’80. Mentre la città rincorreva il mito del successo facile, il Senatur parlava ai piccoli artigiani, agli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni e ai commercianti che si sentivano dimenticati dallo Stato centrale. Eppure, nonostante lo stile ruvido, Bossi ha saputo conquistare il cuore della città, portando per la prima volta un leghista, Marco Formentini, sulla poltrona di sindaco di Palazzo Marino nel 1993.
Il cordoglio
Se è vero che molti politici del centro destra hanno pubblicato foto e commenti di Umberto Bossi soprattutto degli anni ’90 è altrettanto vero che anche il centro sinistra ha mostrato il proprio cordoglio tra canali social e interviste: da Pierluigi Bersani che lo ha definito “L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene” a Beppe Sala “Le sue posizioni hanno fatto discutere, ma la sua passione per la politica era innegabile”.
