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title: "Monza: al via lo studio ReMaP-POPP per il parto naturale"
url: "https://quindicinews.it/2026/02/02/monza-al-via-lo-studio-remap-popp-per-il-parto-naturale/"
published: "2026-02-02T09:15:08+01:00"
modified: "2026-02-02T09:15:08+01:00"
description: "Al via a Monza lo studio ReMaP-POPP: la Fondazione IRCCS San Gerardo analizza l'uso del Rebozo e delle posture materne per favorire la rotazione del feto nel parto"
image: "https://cdn.quindicinews.it/2026/01/monza-remapopp.jpg"
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# Monza: al via lo studio ReMaP-POPP per il parto naturale

La **Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori** di **Monza**, in collaborazione con l’**Università degli Studi di Milano-Bicocca**, ha dato il via a una ricerca clinica innovativa denominata ReMaP-POPP. Lo studio si propone di analizzare come l’uso del Rebozo, uno scialle della tradizione messicana, unito a specifiche posture materne, possa favorire il corretto posizionamento del bambino durante il travaglio. L’iniziativa mira a coniugare il rigore della ricerca scientifica con le antiche culture ostetriche per migliorare l’esperienza della nascita.

### La sfida della posizione occipito posteriore

Il progetto si focalizza sulla cosiddetta posizione occipito posteriore persistente (POPP), una condizione che si verifica quando la testa e la schiena del feto sono rivolte verso la colonna vertebrale della madre. Sebbene circa un bambino su tre inizi il travaglio in questa posizione, solo il 10% vi rimane fino alla nascita. Tuttavia, quando la rotazione spontanea non avviene, il parto può risultare più lungo, doloroso e con una maggiore probabilità di ricorso a interventi medici invasivi, come il taglio cesareo.

### Metodologia della ricerca e tecniche applicate

La sperimentazione coinvolgerà, nell’arco di 16 mesi, un campione di 578 donne con gravidanza a termine. Il protocollo prevede il confronto tra l’assistenza ospedaliera standard e un approccio che utilizza il Rebozo e posture come l’inversione in avanti e il rilascio laterale. Queste tecniche sfruttano la forza di gravità e la mobilità del bacino per incoraggiare la rotazione del feto in modo naturale e non invasivo. La dottoressa **Sara Ornaghi**, responsabile scientifica dello studio, ha sottolineato la necessità di produrre evidenze solide a supporto di pratiche già apprezzate dalle pazienti ma non ancora supportate da dati definitivi.

### Un’assistenza centrata sulla donna

Oltre agli esiti clinici, lo studio pone un forte accento sulla componente umana e sul ruolo attivo della partoriente. Secondo le ricercatrici **Simona Fumagalli** e **Maria Panzeri**, l’obiettivo è promuovere un’assistenza più rispettosa che metta al centro la donna. Anche la dottoressa **Marzia Maini** e la professoressa **Anna Locatelli** hanno confermato come la ricerca rappresenti un’opportunità per integrare saperi tradizionali in un contesto di cura moderno ed efficace.
