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title: "Paola Raimondi, la prima donna Gran Priore di Legnarello"
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published: "2026-01-14T08:16:05+01:00"
modified: "2026-09-17T09:54:46+02:00"
description: "Per la prima volta la Contrada giallorossa di Legnano ha una leader al femminile. Tra lavoro, tradizioni, costumi storici e vita di Contrada, il racconto di una responsabilità che va oltre il genere"
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# Paola Raimondi, la prima donna Gran Priore di Legnarello

Avvocata nella vita, contradaiola nell’anima. **Paola Raimondi** è Gran Priore della Contrada Legnarello, una delle 8 del Palio di Legnano, la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia della sua Contrada. Ma come vive questa esperienza?

*Sei la prima donna Gran Priore nella storia di Legnarello. Cosa significa ricevere questo incarico in una tradizione così radicata?*

> Per me questa nomina vuol dire tanto. Non solo per il titolo in sé, ma anche perché, oltre a esserci cresciuta, verso la Contrada provo un grande amore.  
> Il Maniero – ovvero il nostro luogo di ritrovo – non è solo una sede, è una piccola comunità dove convivono generazioni diverse, dove si lavora fianco a fianco, si organizzano cene, si vivono momenti di aggregazione e culturali e si lavora per il bene della Contrada, del Palio e della sfilata storica.  
> Essere eletta è stato un grande riconoscimento per cui provo tanta gratitudine, ma anche un forte senso di responsabilità.  
> Quella del Gran Priore, a differenza di altri ruoli apicali, come quello del Capitano (centrale nella gestione della corsa e del fantino), o della Castellana e dello Scudiero, non è una figura storica, ma è il legale rappresentante della Contrada – con tutte le implicazioni del caso – e svolge compiti gestionali e amministrativi.  
> All’interno del Palio di Legnano, certamente, il ruolo di Gran Priore è stato per lungo tempo appannaggio degli uomini, sebbene, questo va detto, per alcune Contrade una donna Gran Priore non sia una novità. Quest’anno, addirittura, il Palio vede una parità perfetta: 4 donne e 4 uomini. A Legnarello non era mai successo e mi rendo conto sia un cambiamento forte.

*Il Palio è passione e identità. C’è un’immagine o un momento che custodisci come il più emozionante da quando sei stata stata eletta?*

> Ce ne sono diversi. Sicuramente l’elezione, con la mia famiglia presente. Poi la primissima cena ufficiale di presentazione della nuova Reggenza: ci conosciamo tutti da sempre, eppure quando ho preso il microfono per il discorso ero emozionatissima, nonostante per lavoro \[fa l’avvocata, ndr\] sia abituata a parlare in pubblico.  
> Un momento indelebile è stata una delle prime manifestazioni ufficiali: uscire dalla sala del Comune e camminare verso la Chiesa in abito da sfilata. Vedere la gente per strada che ci aspettava, sentire i tamburi, le chiarine…Lì ho pensato: “È tutto vero”.  
> Insomma, un’escalation di emozioni. Una delle più forti è arrivata una settimana dopo la mia elezione: una nostra contradaiola festeggiava il 18° compleanno e gli amici avevano realizzato un video con foto della sua infanzia. La maggior parte erano con il foulard di Contrada, in Maniero o in momenti relativi al Palio. Lì ho capito davvero quanta responsabilità abbiamo nei confronti di questi ragazzi. È stato un impatto forte.

*Senti di essere un punto di riferimento femminile in un contesto storico importante per la città?*

> Non saprei dirlo e forse è troppo presto, essendo stata eletta da poco.  
> Se però la mia esperienza servisse da stimolo per altre donne o per un momento di confronto sulle figure femminili all’interno del Palio, ne sarei estremamente felice.  
> In generale, cerco sempre di non rimarcare il fatto di essere donna o la prima Gran Priore della mia Contrada. Certo, va detto per sdoganare un tabù, ma vorrei che passasse come normalità, non come un’eccezione da sottolineare.  
> Non nego di percepire, a volte, una certa diffidenza: sono giovane per questo ruolo e sono una donna in una posizione storicamente maschile, ma non mi lascio condizionare. Il mio obiettivo è mettermi a disposizione della mia Contrada e di fare del mio meglio.

Tra tribunale, famiglia e Maniero, come trovi l’equilibrio?

> Semplice: non ce l’ho! \[ride, *ndr*\]. Ho una vita poco regolare, non programmata e ben poco ordinaria. Ho però la grande fortuna di vivere e lavorare molto vicino alla Contrada, il che aiuta la logistica.

Cosa consiglieresti alle giovani donne che vogliono intraprendere carriere di responsabilità, nel diritto o nelle istituzioni?

> Di seguire ciò che sentono per capire la propria strada. Io ho scelto la libera professione – forse influenzata dall’esperienza dei miei genitori, che mi ha mostrato i pro e i contro del lavoro indipendente – ma non penso che la ricerca della carriera “a ogni costo” sia per forza un valore.  
> Ogni persona è diversa e così le strade che si possono prendere e che ci appagano maggiormente, che è la cosa importante.  
> Sbagliare è normale, prima o poi succede, così come avere paura: ma è anche così che si cresce.

Credi che essere donna faccia la differenza nel tuo percorso di vita o professionale?

> Non saprei. Forse in certe occasioni (penso al lavoro) sarebbe stato più facile se fossi stata un uomo, ma di contro non riesco a immaginare una vita “al maschile”. Sono cresciuta in una famiglia numerosa, a maggioranza femminile (mio padre è mancato quando avevo 13 anni, una perdita dolorosissima), e i miei modelli di riferimento sono stati principalmente donne, in primis mia madre e mia sorella, ma anche zie e cugine.

*Poterebbe non sembrare, ma è un equilibrio difficile quello di una donna – specialmente quando è giovane – che raggiunge un primato: si cammina sul confine del voler celebrare un traguardo importante e di voler normalizzare l’avvenimento, perché il rischo è quello di cadere nei cliché o, peggio, che si esagera con il femminismo. Paola parla con la consapevolezza di chi è cresciuta in contrada e si è fatta le ossa sul luogo di lavoro: ora tutto quello che ha imparato lo mette a frutto tra Palio e attività professionale.*

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