Avvocata nella vita, contradaiola nell’anima. Paola Raimondi è Gran Priore della Contrada Legnarello, una delle 8 del Palio di Legnano, la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia della sua Contrada. Ma come vive questa esperienza?
Sei la prima donna Gran Priore nella storia di Legnarello. Cosa significa ricevere questo incarico in una tradizione così radicata?
Per me questa nomina vuol dire tanto. Non solo per il titolo in sé, ma anche perché, oltre a esserci cresciuta, verso la Contrada provo un grande amore.
Il Maniero – ovvero il nostro luogo di ritrovo – non è solo una sede, è una piccola comunità dove convivono generazioni diverse, dove si lavora fianco a fianco, si organizzano cene, si vivono momenti di aggregazione e culturali e si lavora per il bene della Contrada, del Palio e della sfilata storica.
Essere eletta è stato un grande riconoscimento per cui provo tanta gratitudine, ma anche un forte senso di responsabilità.
Quella del Gran Priore, a differenza di altri ruoli apicali, come quello del Capitano (centrale nella gestione della corsa e del fantino), o della Castellana e dello Scudiero, non è una figura storica, ma è il legale rappresentante della Contrada – con tutte le implicazioni del caso – e svolge compiti gestionali e amministrativi.
All’interno del Palio di Legnano, certamente, il ruolo di Gran Priore è stato per lungo tempo appannaggio degli uomini, sebbene, questo va detto, per alcune Contrade una donna Gran Priore non sia una novità. Quest’anno, addirittura, il Palio vede una parità perfetta: 4 donne e 4 uomini. A Legnarello non era mai successo e mi rendo conto sia un cambiamento forte.
Il Palio è passione e identità. C’è un’immagine o un momento che custodisci come il più emozionante da quando sei stata stata eletta?
Ce ne sono diversi. Sicuramente l’elezione, con la mia famiglia presente. Poi la primissima cena ufficiale di presentazione della nuova Reggenza: ci conosciamo tutti da sempre, eppure quando ho preso il microfono per il discorso ero emozionatissima, nonostante per lavoro [fa l’avvocata, ndr] sia abituata a parlare in pubblico.
Un momento indelebile è stata una delle prime manifestazioni ufficiali: uscire dalla sala del Comune e camminare verso la Chiesa in abito da sfilata. Vedere la gente per strada che ci aspettava, sentire i tamburi, le chiarine…Lì ho pensato: “È tutto vero”.
Insomma, un’escalation di emozioni. Una delle più forti è arrivata una settimana dopo la mia elezione: una nostra contradaiola festeggiava il 18° compleanno e gli amici avevano realizzato un video con foto della sua infanzia. La maggior parte erano con il foulard di Contrada, in Maniero o in momenti relativi al Palio. Lì ho capito davvero quanta responsabilità abbiamo nei confronti di questi ragazzi. È stato un impatto forte.
Senti di essere un punto di riferimento femminile in un contesto storico importante per la città?
Non saprei dirlo e forse è troppo presto, essendo stata eletta da poco.
Se però la mia esperienza servisse da stimolo per altre donne o per un momento di confronto sulle figure femminili all’interno del Palio, ne sarei estremamente felice.
In generale, cerco sempre di non rimarcare il fatto di essere donna o la prima Gran Priore della mia Contrada. Certo, va detto per sdoganare un tabù, ma vorrei che passasse come normalità, non come un’eccezione da sottolineare.
Non nego di percepire, a volte, una certa diffidenza: sono giovane per questo ruolo e sono una donna in una posizione storicamente maschile, ma non mi lascio condizionare. Il mio obiettivo è mettermi a disposizione della mia Contrada e di fare del mio meglio.
Tra tribunale, famiglia e Maniero, come trovi l’equilibrio?
Semplice: non ce l’ho! [ride, ndr]. Ho una vita poco regolare, non programmata e ben poco ordinaria. Ho però la grande fortuna di vivere e lavorare molto vicino alla Contrada, il che aiuta la logistica.
Cosa consiglieresti alle giovani donne che vogliono intraprendere carriere di responsabilità, nel diritto o nelle istituzioni?
Di seguire ciò che sentono per capire la propria strada. Io ho scelto la libera professione – forse influenzata dall’esperienza dei miei genitori, che mi ha mostrato i pro e i contro del lavoro indipendente – ma non penso che la ricerca della carriera “a ogni costo” sia per forza un valore.
Ogni persona è diversa e così le strade che si possono prendere e che ci appagano maggiormente, che è la cosa importante.
Sbagliare è normale, prima o poi succede, così come avere paura: ma è anche così che si cresce.
Credi che essere donna faccia la differenza nel tuo percorso di vita o professionale?
Non saprei. Forse in certe occasioni (penso al lavoro) sarebbe stato più facile se fossi stata un uomo, ma di contro non riesco a immaginare una vita “al maschile”. Sono cresciuta in una famiglia numerosa, a maggioranza femminile (mio padre è mancato quando avevo 13 anni, una perdita dolorosissima), e i miei modelli di riferimento sono stati principalmente donne, in primis mia madre e mia sorella, ma anche zie e cugine.
Poterebbe non sembrare, ma è un equilibrio difficile quello di una donna – specialmente quando è giovane – che raggiunge un primato: si cammina sul confine del voler celebrare un traguardo importante e di voler normalizzare l’avvenimento, perché il rischo è quello di cadere nei cliché o, peggio, che si esagera con il femminismo. Paola parla con la consapevolezza di chi è cresciuta in contrada e si è fatta le ossa sul luogo di lavoro: ora tutto quello che ha imparato lo mette a frutto tra Palio e attività professionale.
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