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title: "L’equilibrio conquistato dando priorità alla famiglia"
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published: "2025-07-23T11:57:58+02:00"
modified: "2025-07-23T11:57:58+02:00"
description: "Intervista ad Antonella Vallerini, consulente del lavoro, madre, moglie e donna che non ha mai mollato"
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# L’equilibrio conquistato dando priorità alla famiglia

> Determinata, autonoma, appassionata. **Antonella Vallerini** è consulente del lavoro, mamma di due figli ormai grandi, moglie, padrona di gatti e amante della natura. Ha costruito la sua professione giorno dopo giorno, partendo da un’infanzia tra bolle e fatture, passando per il dolore di un lutto profondo, fino a trovare – con coraggio e dedizione – un equilibrio tra famiglia, lavoro e sé stessa. Ecco cosa ci ha raccontato.

*Antonella, cominciamo dall’inizio. Da dove parte il tuo percorso?*

> Dalla terza media. Mio padre, artigiano, mi affiancava già al suo ragioniere: la mattina scuola, il pomeriggio bolle, fatture, telefonate. Sono cresciuta con l’idea che si lavora per “portare a casa la pagnotta”. Dopo il diploma in ragioneria volevo iscrivermi all’università, ma per i miei era tempo perso. Ho cominciato a lavorare e a studiare giurisprudenza nei ritagli di tempo, pagandomi i libri da sola con quello che guadagnavo.

*Ma poi arriva un momento difficile, che cambia tutto.*

> Sì. Avevo già finito gli esami in Giurisprudenza, metà della tesi fatta. Ma nel 1994 mio fratello ha avuto un incidente stradale mortale. Ero distrutta. Mi sono chiusa in un bozzolo. I miei erano nel proprio dolore, non ci parlavamo quasi più. È stato un amico a spronarmi a riprendere gli studi. Il mio professore mi aveva tenuto da parte il titolo e nel dicembre 1995 mi sono laureata. Mio papà era lì, alla dissertazione.

*Quando inizi davvero a lavorare come consulente del lavoro?*

> Faccio la pratica e poi inizio una collaborazione con un collega laureato in economia. Ci dividiamo i clienti: lui contabilità, io consulenza del lavoro. Dopo qualche anno lui decide di aprire per conto suo e porta via quasi tutti i clienti. Rimango sola. Decido di fare la dipendente. È in quel periodo che apro un conto in banca, e lì accade qualcosa di decisivo.

*Cos’è successo?*

> L’impiegato della banca, saputo che ero consulente del lavoro, mi segnala un commercialista interessato a creare uno studio con diversi professionisti, quella che oggi chiameremmo rete d’imprese. Esco dalla banca e mi chiama. Faccio il colloquio e inizio con lui a Gallarate. In poco tempo cresco, assumo prima una, poi due dipendenti. Grazie a passaparola e networking il mio studio si amplia, sempre in equilibrio con la mia vita familiare.

*Hai dato priorità alla famiglia?*

> Sì, sempre. Prima la mia famiglia, poi il lavoro. Sono diventata mamma, prima di una bambina, poi dopo 4 anni di un maschietto. Nessuna baby sitter, mi aiutava mia madre, ma me li sono goduti. Ho partecipato alle attività scolastiche anche quando significava andare alla recita il pomeriggio e lavorare di notte. Ogni anno facciamo ancora un viaggio insieme. Sono contenta di quello che ho costruito: ho la mia autonomia, il mio tempo, la mia vita.

*Hai attraversato anche momenti molto difficili dal punto di vista della salute.*

> Dal 2018 al 2023 sono stata in dialisi: attaccavo la sera, staccavo la mattina. Poi ho fatto il trapianto di rene. Dopo 12 giorni ero già a casa, e dopo altri 12 ho ricominciato a lavorare. È stato durissimo, ma con coraggio ho superato anche questa. I miei genitori non mi hanno mai detto “Brava”, ma io so quello che ho fatto. E oggi, a 56 anni, lavoro con equilibrio.

*Come riesci a tenere tutto in equilibrio?*

> Ora riesco a prendermi il mio tempo. Gli appuntamenti li fisso con attenzione. Ma è la voglia di ritrovarci insieme che ci aiuta: mio marito è ingegnere e lavora con me nello studio. A volte, per staccare, andiamo a mangiare una piadina tutti insieme con i figli, non c’è sempre un grande pranzo cucinato in casa, ma c’è l’occasione per stare insieme. Certo qualche rinuncia si fa: io ero sportiva ma l’ho dovuto abbandonare, però va bene così.

*Essere donna in questo lavoro: una sfida?*

> Sì, lo è ancora. Gli uomini sono considerati più autorevoli. A volte un cliente mi chiede un parere, poi chiama un collega per sentirselo dire da lui. Glielo avevo detto uguale. A parità di professionalità, c’è ancora più rispetto per l’uomo rispetto alla donna. Ma io faccio il mio. Oggi do spazio anche a me stessa. Quando sei giovane vuoi accontentare tutti. A un certo punto capisci che devi esserci tu, al centro.

*E oggi, cosa ti fa sentire bene?*

> Avere la mia autonomia, i miei tempi, la mia famiglia. I miei figli si stanno laureando. A casa abbiamo gatti – un Maine Coon e un British – e un riccio che abbiamo salvato e portato al centro di recupero. Siamo molto sensibili agli animali e alla natura. Oggi ho un buon equilibrio. Forse ci sono stati momenti di fortuna, ma anche tanto impegno. E quello, non me lo toglie nessuno.
