Concluso l’arruolamento dei pazienti del trial clinico ATTIC, lo studio multicentrico tutto italiano, coordinato dall’IRCCS Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, in collaborazione con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze.
Partito un anno fa, il trial clinico, randomizzato in doppio cieco, ha arruolato gli 80 pazienti previsti, tutti affetti da malattia di Crohn – che hanno sviluppato, quale conseguenza del processo infiammatorio della patologia, una fistola perianale complessa -, e tutti multiresistenti alle terapie standard fino ad oggi utilizzate, quali farmaci biologici sistemici o locali e intervento chirurgico.
Tutti gli 80 pazienti arruolati sono stati sottoposti a un intervento di fistulectomia, mentre solo la metà – il cosiddetto gruppo di trattamento – ha ricevuto il trapianto tissutale, mediante infiltrazione di tessuto adiposo autologo microfratturato, attorno alla fistola, con valutazione dell’efficacia a distanza di 24 settimane. Il gruppo di controllo, costituito dall’altra metà dei pazienti, ha ricevuto una semplice soluzione salina come placebo. I partecipanti sono stati assegnati ai gruppi suddetti in modo casuale, come nella logica di ogni sperimentazione randomizzata controllata.
L’intera procedura di prelievo, microframmentazione e somministrazione di tessuto adiposo avviene in un unico tempo chirurgico, facilitando pertanto l’organizzazione pre-operatoria e il successivo decorso del paziente.
Arruolare ben 80 pazienti, affetti da malattia di Crohn, che hanno sviluppato una fistola perianale complessa, è stata un’impresa straordinaria, riuscita solo grazie all’incredibile impegno di tutti i Centri coinvolti nello Studio ATTIC. Grazie a loro, tra sei mesi, potremo raggiungere i primi risultati che potrebbero portare a una vera rivoluzione nel trattamento della malattia di Crohn e di quella che è sicuramente la complicanza più complessa e devastante dal punto di vista della qualità della vita del paziente. In questo modo daremo una speranza concreta ai pazienti refrattari alle terapie standard (i dati della letteratura ci dicono che solamente il 55/60% dei pazienti affetti da malattia perianale di Crohn risponde ai trattamenti standard attualmente conosciuti.
Silvio Laureti, Associato di Chirurgia generale dell’Università di Bologna, della U.O. Chirurgia del Tratto Alimentare ed Urgenze dell’IRCCS Policlinico Sant’Orsola.
