Inizia il percorso di avvicinamento all’importante ricorrenza del 25 aprile, il Sindaco Pierluigi Costanzo accompagnato dalla Vice Sindaca Paoletti e dal Presidente del Consiglio Festa si sono recati a Rocca Susella, il comune dove il 20 settembre 1944 fu ucciso dai nazisti il partigiano Luigi Gemelli. Davanti alla lapide che ricorda la strage di quel mattino il Sindaco Costanzo ha deposto un mazzo di fiori e rivolto un saluto ai circa 50 cittadini pievesi presenti grazie alla collaborazione tra l’amministrazione comunale e la Pro Loco Pievese e il Presidente Angelini che ringraziamo. Si ringrazia inoltre il sempre presente Gandini per l’organizzazione della giornata che è poi proseguita al museo di Casalnoceto e a seguire un ottimo pranzo conviviale sulle colline dell’Oltrepò pavese. Una bellissima giornata nella memoria di chi ha dato la sua vita per la nostra libertà conclude il Sindaco Costanzo, che sia un 25 aprile all’insegna della pace e della serena convivenza tra i popoli, perchè ne abbiamo tanto bisogno, perché non vogliamo rivivere gli orrori di 80 anni fa, perchè siamo contro la guerra ora e sempre.
Il racconto di quella giornata: I nazisti del Flakkampfgruppe forse al comando del capitano Michaelis costituito ad Alessandria da militari del 39° reggimento contraereo (603° reparto) e della 232a divisione di fanteria (reggimento 1043) hanno ordine di penetrare in territorio partigiano sulla linea che passa grosso modo tra Rivergaro, Borgonovo, Ziano, Pizzofreddo, Pometo, Torre degli Alberi, Montesegale e Godiasco. Avviata lunedì 18 settembre in valle Versa e culminata nell’uccisione di Dario Barni, milanese originario di Prato commissario politico della Matteotti, l’operazione nazifascista si allarga martedì 19 settembre 1944 alle valli Coppa e Scuropasso. Protetta da fitta nebbia e favorita dall’assenza di guardie, all’alba di mercoledi 20 settembre 1944 una colonna nazista raggiunge Chiusani, piccola località nel comune di Rocca Susella, in passato già sede partigiana: colti di sorpresa, per sfuggire alla cattura i partigiani del locale distaccamento appartenente alla brigata Pisacane della divisione Aliotta col comandante lungavillese Angelo Tigre Arneri si danno precipitosamente alla fuga. Il merito va a un anziano.
Se non ci fosse stato il coraggioso intervento dell’anziano Vittorio Moscato di Ca’ degli Sturla che corse fino a Chiusani ad avvertire suo nipote Flavio e tutti noi che i tedeschi erano in arrivo, con questo suo gesto salvò la vita a tanti giovani ed io ed altri giovani, anche se non eravamo partigiani, fuggimmo lo stesso nei boschi”. Intanto i nazisti si spargono per il paese, fermano diversi contadini, un po’ ovunque fanno razzia di generi alimentari, bovini, suini e pollame, bruciano il locale dopolavoro di proprietà d’Emilio Sturla che sanno essere abituale ritrovo di partigiani. Nel manoscritto autobiografico Sofia Pozzi Martinelli racconta: “Più di 30 sgherri irruppero in casa mia e la perquisirono minuziosamente aprendo bauli e rubarono la merce migliore asportandomi anche parecchio denaro e rimasero in casa mia per oltre ventiquattr’ore.
Lino Sturla.
Non tutti ce la fanno. Non vi riesce il diciottenne operaio vogherese Carlo Stalin Longa ucciso nel corso del tentativo di fuga. Neppur vi riesce il ventiduenne operaio milanese, originario di Trenno, Attilio Clerici che viene catturato ma immediatamente freddato. E neppure Luigi, insieme con il diciottenne contadino torrazzese Guido Brignoli, lo stesso Flavio Moscato e Giuseppe Viola, che finiscono intercettati e interrogati insieme a una decina di contadini del luogo. Nel corso delle perquisizioni i militari rinvengono casualmente un elenco di partigiani incautamente dimenticato e compilato alcuni giorni prima dal comandante Tigre che contabilizza la distribuzione dell’indennità di missione di centocinquanta lire per ogni partigiano del presidio, l’unica ricevuta sino a quel momento. Dall’elenco risultano i nomi di Luigi e di Brignoli ma non quelli di Moscato e Viola non presenti alla distribuzione. Flavio Moscato esibisce inoltre ai nazisti la tessera di riconoscimento rilasciata da un organo RSI affermando d’esser fascista catturato di recente dai partigiani e, per aiutar il compagno Giuseppe Viola, aggiunge che egli pure è fascista catturato: Flavio e Giuseppe vengono così risparmiati mentre Luigi e il diciottenne Guido Brignoli vengono condannati a morte e poco dopo uccisi da un colpo di rivoltella alla nuca. A Luigi inoltre, prima di morire, viene imposto di scavare la fossa per sé e per i tre suoi compagni. La tragica fine emerge arida negli atti di morte del comune di Rocca Susella dove risultano “uccisi dai tedeschi alle ore 8,30 del 20 settembre del 1944”. Luigi è ricordato nel monumento eretto sul luogo dell’esecuzione a Chiusani di Rocca Susella.
