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title: "IRCCS Ospedale San Raffaele: il Tai Chi sfida il Parkinson"
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published: "2024-03-20T10:30:29+01:00"
modified: "2024-03-20T10:30:29+01:00"
description: "Gli impatti positivi: miglioramento dell’equilibrio, coordinazione motoria e del cammino, migliore esecuzione di attività motorie e cognitive"
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# IRCCS Ospedale San Raffaele: il Tai Chi sfida il Parkinson

I pazienti affetti da malattia di Parkinson seguiti presso l’Unità Operativa di Neurologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, diretta dal professor **Massimo Filippi**, ordinario di Neurologia della nostra Università, hanno passato una giornata davvero speciale. Insieme al maestro di Tai Chi, **Rolando Dubini**, hanno potuto avvicinarsi alla pratica di questa millenaria disciplina cinese.

Il Tai Chi è ormai da decenni considerato un intervento terapeutico rilevante nella gestione della malattia di Parkinson. Numerosi studi scientifici dimostrano gli impatti positivi di questa pratica: dal miglioramento dell’equilibrio, della coordinazione motoria e del cammino, alla migliore esecuzione di attività motorie e cognitive, aspetti cruciali nella gestione di questa patologia neurodegenerativa. Le sequenze e la coordinazione di movimenti controllati e l’attenzione mirata a gesti precisi contribuiscono a contrastare la perdita di stabilità, riducendo il rischio di caduta e migliorando la qualità della vita dei soggetti affetti da malattia di Parkinson.

> Oltre alla dimensione fisica, il Tai Chi si configura anche come una forma di esercizio cognitivo. Gli schemi di movimento complessi richiedono concentrazione e memoria, stimolando la connessione mente-corpo. Questo aspetto contribuisce a migliorare la qualità del cammino e la possibilità di compiere gli abituali gesti della quotidianità, essenziali per preservare l’indipendenza e la funzionalità nella vita quotidiana dei nostri pazienti.
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> **Massimo Filippi**, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
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> Il Tai Chi è una tecnica terapeutica e preventiva naturale, praticata da secoli nella medicina tradizionale cinese, che fonda la sua specificità sulla concentrazione che deve accompagnare i movimenti dolci e fluidi, adattati alle capacità motorie residue dei soggetti affetti da malattia di Parkinson, e la corretta respirazione nell’esecuzione degli esercizi. E’ una disciplina indicata sia per il miglioramento dello stato fisico sia per ottenere una maggior stabilità psico-fisica.
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> **Maria Antonietta Volontè**, coordinatrice delle attività cliniche sui Disordini del Movimento dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
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> Questa antica arte marziale è una risorsa preziosa nell’affrontare le sfide fisiche e cognitive legate alla malattia e la sua pratica può rappresentare un importante tassello nella ricerca di soluzioni terapeutiche integrate, offrendo una combinazione di scienza e armonia per promuovere una vita in movimento e per migliorare la qualità di vita di coloro che convivono con la malattia di Parkinson.
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> **Federica Agosta**, responsabile dell’Unità di ricerca Neuroimaging delle malattie neurodegenerative dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associata di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele
