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title: "I giovani rischiano la pensione a 74 anni: l’allarme del CNG"
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published: "2023-08-09T11:09:57+02:00"
modified: "2023-08-09T11:09:57+02:00"
description: "Lo studio del Consiglio Nazionale dei Giovani e di EU.R.E.S. parla di un assegno medio di 1.561 euro lordi, cioè 1.093 euro al netto Irpef"
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# I giovani rischiano la pensione a 74 anni: l’allarme del CNG

Secondo uno studio del Consiglio Nazionale dei Giovani e di EU.R.E.S. se non si interviene i giovani andranno in pensione a quasi 74 anni con un assegno medio di 1.561 euro lordi, ovvero 1.093 euro al netto dell’Irpef.

Si tratta della ricerca “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani. Quali risposte all’inverno previdenziale”, realizzata dal Consiglio Nazionale dei Giovani in collaborazione con EU.R.E.S. Ricerche Economiche e Sociali.

> La crescente precarizzazione e discontinuità lavorativa, associata a retribuzioni basse e mancanza di garanzie sociali, colpisce in particolare i giovani e le donne, rendendo più difficile il loro percorso di ingresso nel mercato del lavoro, la stabilità contrattuale e i livelli retributivi. La necessità di un dibattito più approfondito sulle questioni previdenziali, che tenga conto anche delle esigenze delle giovani generazioni.  
> Tutto questo comporta un impatto significativo sulla situazione previdenziale futura dei giovani. La questione demografica e il passaggio al sistema “contributivo puro” mettono ulteriormente a rischio la sostenibilità del nostro sistema pensionistico. Questa tendenza impone ai cittadini di lavorare più a lungo per ricevere pensioni meno generose rispetto alle generazioni precedenti.  
> La combinazione di discontinuità lavorativa e retribuzioni basse per i lavoratori under 35 determinerà un ritiro dal lavoro solo per vecchiaia, con importi pensionistici prossimi a quello di un assegno sociale. Una situazione che sarà socialmente insostenibile  
> **Maria Cristina Pisani**, presidente del CNG

### I dati della ricerca

Queste le proiezioni originali sul valore delle pensioni atteso nei prossimi decenni per i lavoratori dipendenti che oggi hanno meno di 35 anni: se la permanenza si protraesse infatti fino al 2057, determinando così un ritiro quasi a 74 anni (73,6), l’importo dell’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.577 euro lordi mensili (1.099 al netto dell’Irpef), valore che equivale a 3,1 volte l’importo dell’assegno sociale.

Per i lavoratori in partita iva (sempre con permanenza fino al 2057 e un ritiro a 73,6 anni) l’importo dell’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.650 euro lordi mensili (1.128 al netto dell’Irpef), valore che equivale a 3,3 volte l’importo dell’assegno sociale.

> Una stima che evidenzia la grave distorsione del sistema pensionistico, così come attualmente definito, che non soltanto proietta nel tempo le diseguaglianze reddituali, rinunciando a qualsivoglia dimensione redistributiva, ma addirittura risulta punitivo verso i lavoratori con redditi più bassi, costretti a permanere nel mercato del lavoro (al di là dell’anzianità contributiva) per tre o addirittura sei anni più a lungo dei loro coetanei con redditi più alti e ad una maggiore stabilità lavorativa.  
> **Alessandro Fortuna**, Consigliere di Presidenza con delega alle politiche occupazionali e previdenziali

Secondo l’ultimo rapporto Eurostat, la spesa pensionistica in Italia rappresenta il 17,6% del PIL nel 2020, il secondo più alto nell’UE27 dopo la Grecia, e molto superiore alla media dell’UE27 del 13,6%.

> Anche le stime OCSE confermano la tendenza di aumento dell’età pensionabile che allungherà sempre di più la vita lavorativa dei giovani. Per i giovani entrati nel mondo del lavoro nel 2020 all’età di 22 anni in Italia si prevede raggiungeranno l’età pensionabile solo a 71 anni, il dato più alto tra i principali Paesi europei.  
> Nel 2021, i lavoratori under 25 hanno ricevuto in media 8.824 euro, il 40% della retribuzione media complessiva, mentre i lavoratori tra i 25 e i 34 anni hanno ricevuto in media 17.076 euro, il 78% della retribuzione media. Per di più, uno scarto retributivo consistente si manifesta tra le donne e gli uomini giovani lavoratori, con un divario che si amplia nel tempo.  
> **Maria Cristina Pisani**, presidente del CNG

La dimostrazione, in sostanza, di come il modello puramente contributivo sia sostenibile solo se inserito in un mercato del lavoro basato su stabilità e crescita retributiva. Variabile che, invece, è smentita dai dati secondo cui, nel 2021, più di un lavoratore under 35 su quattro abbia percepito una retribuzione annua inferiore a 5.000 € e dalla riduzione, tra il 2011 e il 2021, della quota di giovani con contratto a tempo indeterminato passata dal 70,3% al 60,1%. Al tempo stesso, sempre nell’arco di dieci anni, è cresciuta l’incidenza dei contratti a tempo determinato e quella dei contratti atipici passata dal 29,6% al 39,8%. Una realtà inconciliabile con un sistema che per consentire trattamenti dignitosi necessita di carriere a contribuzione piena e con crescita retributiva.

> Alla luce di questi dati, come Consiglio nazionale dei giovani, continuiamo ancora una volta a rivendicare l’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani che preveda strumenti di sostegno e copertura al monte contributivo per i periodi di formazione, discontinuità e fragilità salariale dei giovani.  
> **Alessandro Fortuna**, Consigliere di Presidenza con delega alle politiche occupazionali e previdenziali

Interventi cui dovranno accompagnarsi, se non si vuole ignorare il rischio di povertà cui sono esposte intere generazioni, modifiche strutturali che consentano un acceso stabile e di qualità nel mercato del lavoro restituendo, peraltro, sostenibilità a un modello previdenziale a scambio generazionale.

> Questa tendenza è inoltre preoccupante per la società nel suo complesso, minacciando la competitività e il benessere futuro del nostro Paese nei prossimi anni. Abbiamo bisogno di un dibattito nazionale più aperto e inclusivo sulle pensioni. È una questione di giustizia intergenerazionale e di sostenibilità del nostro sistema sociale.  
> **Maria Cristina Pisani**, presidente del CNG
